Visualizzazione post con etichetta Tolkien. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Tolkien. Mostra tutti i post

lunedì 22 giugno 2020

Il Signore degli Anelli con le spade laser

Una delle cose più belle del mondo!
(scusate, mi ritrovo in un periodo di revival tolkieniano).

venerdì 19 giugno 2020

LOTR Reunion

Nel giorno in cui diamo l'addio al grande Ian Holm, interprete di Bilbo Baggins, segnalo questa incredibile conversazione via Zoom, in tempi di quarantena, fra i protagonisti della trilogia cinematografica de "Il Signore degli Anelli".
Da guardare a tutto schermo, per ridere e commuoversi!



Il video fa parte di una serie di reunion che fanno incontrare dopo anni il cast di celebri film del passato, realizzate ai tempi del coronavirus. Ecco per esempio quelle dedicate a I Goonies, a Ritorno al futuro e a Ghostbusters.

giovedì 30 aprile 2020

Ancora sulla nuova traduzione del Signore degli Anelli

Qualche mese fa avevo già detto la mia sulla nuova traduzione del "Signore degli Anelli", spiegando come la trovavo esteticamente brutta rispetto alla precedente, anche senza considerare l'effetto nostalgia o la coerenza con gli adattamenti cinematografici. Vorrei tornare sull'argomento, perché nel frattempo è accaduto qualcosa di nuovo: la casa editrice Bompiani ha ritirato dal commercio la vecchia traduzione, che non verrà più ristampata e sarà dunque completamente rimpiazzata dalla nuova (in un primo momento sembrava che le due versioni avrebbero potuto coesistere, lasciando al lettore libertà di scelta). Mi sembra un'operazione simile a quelle compiute dalle case cinematografiche che commissionano ridoppiaggi di vecchi film o li rieditano con alterazioni digitali (George Lucas, anyone?), togliendo al contempo le vecchie edizioni dal mercato in modo da renderle progressivamente irreperibili. E al netto dei vari retroscena e delle diatribe dietro le quinte, mi pare la conferma di ciò che pensavo da tempo: la scelta di commissionare una nuova traduzione del romanzo di Tolkien non era dovuta a motivi artistici, e men che meno al desiderio di correggere gli "errori" della vecchia versione, come vedremo, ma a ragioni puramente commerciali. Evidentemente la casa editrice non voleva più pagare i diritti della vecchia traduzione (ricordiamo che la Bompiani la "ereditò" dalla Rusconi), scaduti a fine 2018, e ha preferito commissionarne una nuova, che fosse di sua "proprietà".



Cito un aneddoto personale. Anni fa fui incaricato di tradurre in italiano un gioco di carte collezionabili ispirato a un celebre romanzo. Il committente mi chiese esplicitamente di rendere tutte le frasi di tale romanzo, citate nelle carte, in maniera diversa rispetto all'edizione già pubblicata in Italia, proprio perché i diritti del gioco non comprendevano anche quelli della traduzione italiana in commercio. Fui costretto così ad alterare "a forza" ogni frase, ogni passaggio, ogni nome rispetto alla traduzione già esistente, ricorrendo a volte anche a soluzioni infelici. In quest'ottica mi sembra che si possa spiegare perché il nuovo traduttore Ottavio Fatica si sia premurato di cambiare ogni cosa (dai nomi dei personaggi e dei luoghi alle poesie, dai registri linguistici fino ai titoli stessi dei capitoli: già il primo, per esempio, "Una festa a lungo attesa", diventa "Una festa attesa a lungo"): era la missione che gli era stata affidata per evitare contenziosi legali. Alla luce di questo, risulta ancora più pretestuosa l'arroganza con cui lo stesso Fatica ha bollato la vecchia traduzione di Vicky Alliata, accusandola in pubblico di contenere "cinquecento errori a pagina". Tacendo, invece, sui reali motivi!



Benché la traduzione classica non fosse certo perfetta e avesse i suoi bravi difetti (anche perché era il frutto, ricordiamolo, di rimaneggiamenti da parte di Quirino Principe: in gran parte migliorativi, è vero, ma che in alcuni punti portavano a una mancanza di coerenza interna, per esempio nei cognomi dei quattro hobbit protagonisti che non erano stati "tradotti" o italianizzati come invece quelli degli hobbit minori: Serracinta, Bolgeri, Tronfipiede, ecc.), quella nuova non solo non "suona" migliore, anzi è spesso sgradevole, ma a sua volta non è esente da un'assoluta mancanza di coerenza interna. Guardiamo per esempio proprio i nomi e i cognomi degli hobbit: in alcuni casi Fatica li "italianizza", come Samplicio e Brandaino al posto di Samwise e Brandybuck, mentre in altri li riporta alla grafia inglese, come Pippin e Took per Pipino e Tuc. Il motivo è chiaro: cambiare il più possibile, cambiare ogni cosa. In meglio o (spesso) in peggio, non importa. Che invece ci si volesse programmaticamente staccare dalla traduzione precedente per motivi "politici" o ideologici (vedi anche l'endorsement di Wu Ming 4) non vorrei nemmeno pensarlo, tanto mi sembrerebbe uno scenario al limite del ridicolo.



Tornando nel merito, ho trovato su un blog un'interessante serie di articoli (qui la prima parte, qui la seconda e qui la terza) che analizzano la nuova traduzione da un punto di vista puramente linguistico. Sono molto circostanziati e affrontano vari aspetti legati ai registri e alla terminologia (anche se ovviamente quanto ipotizzato sulle reali esigenze della nuova traduzione rende superflue molte considerazioni). Un'altra bella recensione è questa su Youtube. Concludo raccomandando a chi possiede le vecchie versioni di tenersele strette, e a coloro che malauguratamente non avessero ancora letto Tolkien, e volessero farlo, di recuperarle sul mercato dell'usato o in altri modi (in formato elettronico, per esempio).

lunedì 28 ottobre 2019

Anche Tolkien ha il suo Cannarsi?

Ho appena scoperto che sta per uscire una nuova traduzione italiana del mio romanzo preferito, “Il Signore degli Anelli” di J.R.R. Tolkien. E promette di essere tremenda. Firmata da Ottavio Fatica, si proporrebbe di essere più fedele allo stile originale dell'autore: ma proprio per questo rischia di andare contro alle intenzioni dello stesso Tolkien, oltre che alle regole dell'adattamento e del buon senso.



Ma andiamo per ordine. La traduzione “storica” del libro di Tolkien in italiano fu realizzata nel 1967 da Vicky Alliata di Villafranca, all'epoca appena diciassettenne, per la casa editrice Astrolabio, che però pubblicò soltanto il primo (“La compagnia dell'anello”) dei tre volumi che compongono la trilogia. Quando nel 1970 Rusconi editò il romanzo in forma integrale, la traduzione di Alliata – che in ogni caso era stata approvata da Tolkien stesso – venne mantenuta, anche se leggermente rimaneggiata dal curatore Quirino Principe. È su questa versione che sono stati modellati anche i dialoghi italiani dei fortunati film di Peter Jackson, sull'onda del cui successo Bompiani pubblicò nel 2003 un'edizione ulteriormente rivista in alcuni dettagli, a cura della Società Tolkieniana Italiana.

La nuova traduzione che arriverà in libreria dal 30 ottobre, però, è tutt'altra cosa. Basta leggere alcuni esempi presi a caso dal primo capitolo (qui l'anteprima) per rendersi conto di quale bruttura si tratti.

VECCHIA TRADUZIONE

NUOVA TRADUZIONE

UNA FESTA A LUNGO ATTESA
Quando il signor Bilbo Baggins di Casa Baggins annunziò che avrebbe presto festeggiato il suo centoundicesimo compleanno con una festa sontuosissima, tutta Hobbiville si mise in agitazione.

UNA FESTA ATTESA A LUNGO
Quando il signor Bilbo Baggins di Casa Baggins annunciò che presto avrebbe festeggiato il suo undicentesimo compleanno con una festa oltremodo fastosa, i commenti e i fermenti a Hobbiton si sprecarono.

«Hai ragione, Nonno!», disse il Gaffiere. «I Brandibuck non vivono nella Vecchia Foresta, tuttavia sono proprio una strana razza. Trafficano con barche su quel grande fiume, e non è una cosa normale. Non ci sarebbe da stupirsi se un giorno o l'altro capitasse loro qualche guaio. Comunque, di Hobbit gentili come il signor Frodo è difficile incontrarne.

“Hai ragione, Nonno!” disse il Veglio. “Non che i Brandaino di Landaino vivano dentro la Vecchia Foresta; però per essere una strana genìa lo sono. Si trastullano in barca su e giù per quel grande fiume – e questo non si fa. Per forza poi capitano i guai, dico io. Ma comunque sia, un giovane hobbit ammodo come il signor Frodo è raro incontrarlo.

«Conosco la metà di voi soltanto a metà; e nutro, per meno della metà di voi, metà dell'affetto che meritate». Era una frase inattesa e piuttosto intricata. Ci furono uno o due applausi qua e là, ma la maggior parte delle persone era troppo intensamente occupata a sbrogliarla per rendersi conto se era un complimento.

Metà di voi non la conosco neanche per metà come mi piacerebbe: e meno della metà di voi mi piace la metà di quanto merita. Questo giunse inaspettato e risultò alquanto ostico. Non mancò qualche applauso sporadico, ma i più cercavano di capire se andava preso come un complimento.

La Via prosegue senza fine
Lungi dall'uscio dal quale parte.
Ora la Via è fuggita avanti,
Devo inseguirla ad ogni costo
Rincorrendola con piedi alati
Sin all'incrocio con una più larga
Dove si uniscono piste e sentieri.
E poi dove andrò? Nessuno lo sa.

La Strada se n'va ininterrotta
A partire dall'uscio onde mosse.
Or la Strada ha preso una rotta,
Che io devo seguir, come posso,
Perseguirla con passo solerte,
Fino a che perverrà a un gran snodo
Ove affluiscono piste e trasferte.
E di poi? Io non so a quale approdo.


Non metto a confronto anche la versione originale, perché qui non si tratta di determinare quale traduzione sia la più fedele. Per essere fedeli basta anche Google Translate (con qualche controllo e revisione umana, ovviamente). Ma il risultato deve anche tenere conto della lingua d'arrivo, del registro e del lettore cui si rivolge. I “tradimenti” sono più che benvenuti, se lo spirito (non la lettera) dell'originale è mantenuto.

Qui invece, come si vede dagli esempi sopra riportati, esattamente come nel caso di Gualtiero Cannarsi e dei suoi ottusi adattamenti dei film d'animazione dello Studio Ghibli, siamo di fronte a una versione italiana che in nome di un'estrema (e ideale) fedeltà all'originale smarrisce ogni senso estetico o poetico, ogni suggestione (che sia di registro mitico o quotidiano), ogni scorrevolezza del linguaggio ("però per essere una strana genìa lo sono" sembra proprio una frase in Cannarsese), ogni riferimento all'immaginario condiviso fra scrittore e lettore, e ovviamente ogni aggancio agli elementi con cui Tolkien e il suo mondo sono ormai entrati nella memoria collettiva (anche attraverso i film, certo).

Al di là della farraginosità e della cacofonia ("undicentesimo"??? "una festa oltremodo fastosa"??? "si trastullano"???), è anche poco coerente. Il cognome Tuc torna alla grafia Took, ma Brandybuck diventa Brandaino. Hobbiville ridiventa Hobbiton (e pazienza se il lettore italiano non capirà più di primo acchito che si tratta di un toponimo, come invece il suffisso "-ton" comunicava subito al suo omologo britannico), ma Samwise si trasforma in Samplicio (!?!). L'intenzione di lasciare nomi e termini in inglese in nome della fedeltà all'originale, evidentemente, si attua a corrente alternata. Sembra quasi che Fatica abbia voluto fare un oltraggio alla bella e suggestiva (quella sì) traduzione di Alliata, compiendo tutte scelte opposte alle sue, a prescindere (a cominciare da "Una festa a lungo attesa" che diventa "Una festa attesa a lungo", senza motivo). E fregandosene (alla Cannarsi) del pubblico di destinazione. Se "Steward", per esempio, evoca un'immagine precisa nella mente del lettore inglese, così come più o meno lo faceva "Sovrintendente" (perfettamente comprensibile nel suo contesto), cosa mai può comunicare "Castaldo" a un normale lettore italiano?

Non ci resta che sperare che questa brutta traduzione, figlia com'è di un momento storico dominato dalla sciatteria e dalla mania della fedeltà a tutti i costi (vedi anche il caso "Star Wars"), faccia la fine che meriti e finisca nel dimenticatoio, rapidamente com'è arrivata. Allora i fan patologici del "fedele" potranno fare la cosa più giusta: leggersi il libro direttamente in inglese.

mercoledì 26 giugno 2013

The Best Introduction to the Mountains

Vi segnalo (lo trovate qui) un interessante, nostalgico e autobiografico articolo di Gene Wolfe su J.R.R. Tolkien, scritto originariamente per l'antologia "Meditations on Middle-Earth" ma pubblicato poi sulla rivista "Interzone" nel dicembre 2001. Inizialmente pensavo di tradurlo in italiano, ma sarebbe stato un lavoraccio (la prosa di Wolfe non è leggerissima), e dunque leggetevelo in inglese!

sabato 12 gennaio 2013

"Lo Hobbit" russo

Sapevate che ben prima di quello di Peter Jackson (da poco uscito nelle sale), c'era già stato un film tratto da "Lo Hobbit", nel 1985, di produzione nientemeno che sovietica? Certo, a essere precisi non era un film cinematografico vero e proprio, ma la ripresa televisiva di una performance teatrale, insomma uno show per bambini nello stile della "Melevisione". Ma è comunque interessante! Si tratta, fra l'altro, del primo adattamento del romanzo di Tolkien con attori in carne e ossa, dopo la versione a cartoni animati del 1977 della Rankin/Bass (preceduta a sua volta da un cortometraggio, sempre in animazione, del 1966).

La regia è di Vladimir Latyshev. Gli attori sono Mikhail Danilov (Bilbo Baggins), Anatoly Ravikovich (Thorin Scudodiquercia) e Igor Dmitriev (Gollum). Il narratore, che interpreta "il professore" (ovvero Tolkien in persona!) è Zinovy Gerdt, uno dei più celebri attori russi dell'epoca.