sabato 1 gennaio 2022

Un remake per Lamù!



Il nuovo anno si apre con una notizia bomba! Nel corso del 2022, probabilmente in primavera, arriverà un remake di "Lamù" (Urusei Yatsura), la serie animata giapponese che più ho amato in gioventù, nonché una delle più significative e influenti degli anni Ottanta. Tratta da un manga di Rumiko Takahashi, la serie originale – divertentissima nel suo mix di fantascienza, commedia romantica e demenziale, esistenzialismo e riferimenti al folkore giapponese – è andata in onda dal 1981 al 1986, per poi proseguire negli anni successivi con occasionali episodi sotto forma di film o OAV. Ma da tanto, troppo tempo, Urusei Yatsura sembrava ormai una franchise "dimenticata", tanto che molti giovani appassionati di anime probabilmente non la conoscono nemmeno, se non per sentito dire.

Della nuova versione si sa ancora poco, giusto i nomi dei doppiatori dei due protagonisti (Sumire Uesaka per Lamù, Hiroshi Kamiya per Ataru) e lo studio che si occuperà dell'animazione, David Production (lo stesso de "Le bizzarre avventure di JoJo"!). Quasi sicuramente, comunque, si tratterà di un reboot, ovvero di un nuovo adattamento del manga a partire dal primo episodio, e non di una continuazione della serie precedente. L'obiettivo, d'altronde, è far conoscere questi personaggi iconici alle nuove generazioni. Personalmente non ho nulla in contrario. Una cosa però mi preoccupa: la serie degli anni Ottanta è stata un capolavoro perché non si limitava a riproporre il materiale di partenza (ovvero il manga della Takahashi) ma vi aggiungeva di suo: il regista Mamoru Oshii, in particolare, aveva avuto carta bianca per sperimentare e vi aveva riversato temi, personaggi e situazioni da lui creati, ampliando il mondo del manga e spaziando in varie direzioni. Difficile che la cosa si ripeta. Mi aspetto un adattamento molto più fedele al fumetto, di certo rispettoso dei fan (come la David Production ha dimostrato di saper fare con "JoJo") ma anche meno creativo. Vedremo!

Il 2021 al cinema

Causa Covid, fino a ottobre 2021 non sono andato al cinema. E dato che l'ultimo film che avevo visto in sala nel 2020 era stato il 23 gennaio, si è trattato di un'assenza lunga ben 627 giorni (durante i quali mi sono perso anche le rassegne di Cannes e di Venezia). In ogni caso, fra ottobre e novembre 2021 ho visto solo 4 film al cinema: il peggioramento della pandemia mi ha scoraggiato dal tornare in sala a dicembre, nonostante i film interessanti non mancassero. Recuperò quasi tutto in TV via streaming. Vista l'esiguità dei film visti in sala, anche quest'anno mi sembra inutile stilare classifiche o giudizi: per le recensioni rimando al mio blog apposito, "Tomobiki Märchenland".

mercoledì 8 dicembre 2021

Macbeth (La Scala 2021)



Se l'anno scorso l'epidemia di Covid aveva costretto a cancellare la tradizionale "prima" della Scala (sostituendola con un recital a porte chiuse), quest'anno si torna – più o meno – alla normalità. Dopo la "Giovanna d'Arco" (nel 2015) e "Attila" (nel 2018), il direttore Riccardo Chailly completa la sua trilogia di opere giovanili di Verdi sul tema del potere con un "Macbeth" dall'ambientazione contemporanea, anzi quasi futuristica: le scenografie ci immergono infatti un mondo distopico, come quelli del "Metropolis" di Fritz Lang, di "Inception" di Christopher Nolan, o di Gotham City (per non parlare di citazioni come la copertina di "Animals" dei Pink Floyd, con la Battersea Power Station). I personaggi si aggirano fra architetture moderne, grattacieli (anche capovolti!), ciminiere, piattaforme mobili e gabbie di metallo, anche se non mancano elementi "medievali" (le spade, la corona del re). Come sempre, scelte del genere possono lasciare interdetti alcuni spettatori, e infatti proprio il regista Davide Livermore, a fine serata, è stato l'unico a essere fischiato, forse ingenerosamente: è vero che alcune trovate sono parse un po' estemporanee (la moltiplicazione delle streghe) o sopra le righe (il sesso in ascensore!), ma nel complesso ha saputo dare un'identità personale e moderna a una vicenda che può ben definirsi attualissima e fuori dal tempo (dopotutto si tratta di una storia risalente all'XI secolo, scritta da Shakespeare nel 1600, riproposta da Verdi e dal suo librettista Francesco Maria Piave nel 1800, e infine rappresentata nel XXI secolo). Solo applausi invece per gli interpreti (il baritono Luca Salsi, il soprano Anna Netrebko, il basso Ildar Abdrazakov, il tenore Francesco Meli, tutti già habitué del Piermarini) e per un ottimo coro. La versione rappresentata è stata quella "parigina" del 1865, che Verdi aveva arricchito di numerosi balletti (in un terzo atto assai più astratto degli altri, con coreografie di Daniel Ezralow) per andare incontro ai gusti francesi, anche se Chailly ha conservato alcuni brani della versione originale del 1847 (come quello finale di Macbeth, "Mal per me che m'affidai"). Notevole il confronto di alcuni passaggi con altri celebri pezzi verdiani: penso al "brindisi" del secondo atto, ben più minaccioso di quello della Traviata, e soprattutto il coro degli esuli scozzesi "Patria oppressa!" nel quarto, da confrontare con il "Va' pensiero". La trasmissione TV è stata arricchita da filmati, effetti speciali e inserti che, come una sorta di "realtà aumentata", hanno ampliato le scenografie, mostrando cose che gli spettatori in teatro non vedevano: un esempio su tutti, la camminata di Lady Macbeth sul cornicione del grattacielo nella bella scena del sonnambulismo.


domenica 28 novembre 2021

JoJo 6: Stone Ocean - Le sigle

Tra pochi giorni, il primo dicembre, saranno disponibili su Netflix le prime puntate della sesta serie de "Le bizzarre avventure di JoJo", "Stone Ocean", la prima con una protagonista femminile. Si tratta infatti di Jolyne, figlia del Jotaro della terza serie, che troveremo rinchiusa in un carcere di massima sicurezza in Florida. La sigla di apertura è stata presentata in anteprima: a sorpresa, segna il ritorno allo stile di animazione CGI che aveva contraddistinto le prime tre serie. Come al solito, visivamente è molto colorata, e ricca di sfumature pop. La cantante è Ichigo, della rock band Kishida Kyoudan & The Akeboshi Rockets.


La sigla finale, invece, è la canzone "Distant Dreamer" di Duffy.

lunedì 20 settembre 2021

Eroi della mia infanzia/2



La settimana scorsa se ne è andato anche Carlo Chendi, storico sceneggiatore di "Topolino" che, dalla fine degli anni Cinquanta in poi, ha scritto centinaia di bellissime storie con i personaggi disneyani. Memorabili in particolari quelle realizzate in coppia con il disegnatore Luciano Bottaro, esponente – come lui – della "scuola di Rapallo", il cui stile si sposava a meraviglia con la prosa e i dialoghi di Chendi, al limite del surreale e capaci di trasfigurare la banalità del quotidiano in vicende suggestive ed escapiste. Da ricordare, fra le tante, alcune "grandi parodie" come "Paperino il paladino", "Il dottor Paperus", "L'isola del tesoro", ma anche tutta la serie dedicata a Pippo e Nocciola. Grazie di tutto!

venerdì 17 settembre 2021

Eroi della mia infanzia/1



Ieri è morto Sir Clive Sinclair, inventore britannico rimasto celebre per i mini-computer realizzati e messi in vendita all'inizio degli anni Ottanta, lo ZX 80, lo ZX 81 e soprattutto lo ZX Spectrum, di cui sono stato un fiero utilizzatore per lungo tempo. Non dimenticherò mai le ore trascorse a digitare e programmare sui quei tastini di gomma, né i suoni che provenivano dal registratore a cassette (niente hard disk, allora!) quando si caricava un gioco. La versatilità ma soprattutto il prezzo assai economico di quei piccoli computer li resero alla portata di tutti, contribuendo alla nascita dell'informatica di consumo. Negli anni seguenti, Sinclair cercò di mettere a punto anche una serie di innovativi veicoli elettrici che però non giunsero mai sul mercato. Addio e grazie di tutto!

mercoledì 18 agosto 2021

JoJo: arriva la nona serie?

È uscito oggi in Giappone il numero della rivista a fumetti "Ultra Jump" che contiene il 110° e ultimo capitolo di "JoJolion", ovvero l'ottava parte del manga "Le bizzarre avventure di JoJo" di Hirohiko Araki. Dopo dieci anni si concludono dunque le vicende di Josuke "Gappy" Higashikata in una Morio-cho "alternativa" (rispetto a quella vista nella quarta parte del medesimo manga): ricordo che l'intera serie di "JoJo" viene pubblicata quasi ininterrottamente dal 1987, il che ne fa uno dei manga di maggior durata e longevità di sempre!


Ma un piccolo annuncio sembra suggerire che nonostante l'età ormai avanzata dell'autore (61 anni), a breve si comincerà con la nona parte, con possibile titolo "JoJoLands" (non sono stati specificati altri dettagli). È un momento elettrizzante per tutti i fan della serie, in anni recenti diventata ancora più popolare grazie a una trasposizione animata di grande successo, di cui proprio qualche giorno fa è stato reso pubblico il trailer della sesta parte, "Stone Ocean".

sabato 26 giugno 2021

Catradora, ovvero: l'attrazione fra l'eroe e il cattivo

In principio c'era "He-Man e i dominatori dell'universo" (He-Man and the Masters of the Universe, 1983), serie animata americana ispirata a una linea di giocattoli della Mattel, con protagonista un eroe biondo e muscoloso, semi-barbarico, alle prese con variopinti nemici (guidati dal terrible Skeletor) sul pianeta Eternia. Un paio d'anni più tardi, nel 1985, arrivò un meno fortunato spin-off al femminile, "She-Ra, la principessa del potere" (She-Ra: Princess of Power, 1985). Di recente, a partire dal 2018, su Netflix ha fatto scalpore un remake di quest'ultima, "She-Ra e le principesse guerriere" (She-Ra and the Princesses of Power), favorevolmente accolto dalla critica e dal pubblico (a parte alcuni fan della versione originale, che non hanno apprezzato la "rilettura") per la notevole cura nella caratterizzazione dei personaggi e delle loro interazioni. Talmente curate, che persino i "cattivi" della serie risultano gradevoli ed empatici, mostrati come sono anche nei momenti di riposo, di cameratismo e di amicizia fra una missione malvagia e l'altra.



L'aspetto che più di ogni altro ha fatto la fortuna della serie, in effetti, è il complesso rapporto di amore/odio fra l'eroina Adora (che, grazie a una spada magica, si può trasformare nella guerriera She-Ra) e la villain Catra, sua mortale nemica. Catra non è mossa però dalla semplice malvagità, bensì dal senso di tradimento che prova nei confronti di Adora, che l'ha abbandonata (per passare dalla parte del bene) dopo che le due erano cresciute insieme sin da piccole. [Avviso: da qui SPOILER per il finale della serie]. Nell'ultimo episodio della quinta stagione, dopo aver tentato di ucciderla più volte e dopo una lenta progressione, Catra confesserà finalmente il proprio amore per l'amica/nemica: "Ti amo, ti ho sempre amato!". Basterebbe questo per rendere epocale quella che, tutto sommato, è pur sempre una serie animata per bambine (ma non ci si deve stupire troppo, sia per i trascorsi della creatrice della serie Noelle Stevenson, da sempre attenta ai temi LGBT, sia per i tempi che viviamo, sempre più all'insegna dell'inclusività – cosa di cui Netflix fa la sua bandiera, per motivi innanzitutto commerciali e in cerca di nicchie di pubblico, certo). Ma fin qui forse non è una novità: dopotutto, di cattivi che si innamorano dei buoni ce ne sono sempre stati (anzi, è un vero e proprio cliché). "She-Ra" fa però un passo avanti, lasciando che la protagonista ricambi l'affetto. L'eroina, la principessa guerriera, risponde infatti alla sua arcinemica di sempre dicendole: "Anch'io ti amo": e le due si scambiano un bacio a tutto schermo, rendendo di colpo canoniche tutte le teorie (o meglio, lo shipping) che i fan della serie animata avevano, un po' per gioco, un po' per desiderio, avanzato sin dai primi episodi della prima stagione (e indicato dalla parola macedonia "Catradora", che fonde i nomi dei due personaggi).


"She-Ra" è uno dei casi più eclatanti di serie che porta in superficie il forte legame (a volte di amore, a volte solo di amicizia o di "semplice" rispetto) che intercorre fra l'eroe e il cattivo di una serie animata, fumettistica o televisiva. Un legame che non sempre è esplicitato a parole, ma che spesso scorre tra le righe e sottotraccia per tutta la durata della property. Talvolta viene portato alla luce in maniera meta-testuale, talvolta in chiave parodistica (si pensi a "Lego Batman - Il film", dove Batman e Joker si dichiarano il proprio affetto in maniera non dissimile da come farebbe una coppia di innamorati) o sotto forma di battute usa-e-getta (vedi la vignetta qui in fondo, tratta dalla storia di Floyd Gottfredson "Topolino agente della polizia segreta", Mickey Mouse in the Foreign Legion, 1936). Un altro esempio può essere il rapporto fra Rey e Kylo Ren nei sequel disneyani di "Star Wars". Purché non risulti una trovata fuori luogo o piombata dal nulla (e nel caso di "She-Ra" non lo è, visto come il rapporto fra le due è costruito lentamente nell'arco di cinque stagioni), contribuisce non solo ad arricchire il mondo immaginario in cui si muovono, ma la stessa psicologia (o tridimensionalità) dei personaggi, soprattutto del cattivo, i cui sentimenti non sono spesso sotto i riflettori come quelli dell'eroe.


venerdì 1 gennaio 2021

Il 2020 al cinema

Beh, che dire? La pandemia di Covid-19 ha cambiato tutto. Per decenni ho visto 50-100 film al cinema ogni anno, comprese rassegne e festival. Negli ultimi dodici mesi, invece, tale numero si è ridotto a... uno. Proprio così: nel corso del 2020 sono stato al cinema una volta sola, per la precisione il 23 gennaio per guardare "1917" di Sam Mendes. Poi le sale hanno chiuso. Sono state brevemente riaperte durante l'estate, e in quell'occasione sarei potuto andare a vedermi il "Tenet" di Nolan nonché la rassegna dei film di Venezia, ma ho preferito non correre rischi. E dunque, per la prima volta, questa rubrica annuale non ha la sua ragion d'essere. Sinceramente non credo che le sale cinematografiche si riprenderanno a breve: l'esplosione e la diffusione delle piattaforme di streaming online (come Netflix, Prime e simili) hanno cambiato per tante persone la modalità di fruizione dei nuovi titoli, e dubito che si possa tornare indietro. Certo, a pandemia finita molti cinema riapriranno: ma rimarranno soltanto uno dei canali di distribuzione dei film, magari confinati a pochi titoli o alle rassegne, e forse solo nelle grandi città. Vedremo.

martedì 8 dicembre 2020

A riveder le stelle (La Scala 2020)



In questo 2020 la stagione della Scala avrebbe dovuto aprirsi con una "Lucia di Lammermoor", ma il lockdown imposto dall'emergenza Covid ha costretto il teatro ad annullare l'evento. Al suo posto, come "prima" non tradizionale, abbiamo avuto un concerto/recital a porte chiuse, senza pubblico ma trasmesso comunque in diretta televisiva. Ed è stato uno spettacolo davvero di grande spessore, al tempo stesso colto e "pop" (il riscontro di audience è stato ottimo: oltre due milioni e mezzo di spettatori su Rai 1!), che ha coinvolto – oltre all'orchestra del Piermarini, diretta da Riccardo Chailly – decine dei migliori artisti contemporanei nel campo della lirica e del balletto. Il mix di canto, ballo e citazioni teatrali, poetiche e letterarie declamate dai palchi, anche se saltando un po' di palo in frasca (ma con alcuni temi a collegare il tutto: la morte, le donne, il desiderio di rivalsa e di libertà), è stato decisamente affascinante. E nonostante l'inevitabile presenza di brani fin troppo inflazionati ("Nessun dorma", "E lucevan le stelle", "Una furtiva lagrima", ecc.), non ho percepito quell'effetto di banalità e appiattimento che caratterizza talvolta i concerti di Natale. Con il contorno di ottime scenografie (e con la regia di Davide Livermore), abbiamo udito arie di Verdi (da "Rigoletto", "Don Carlo", "La forza del destino", "Un ballo in maschera" e "Otello"), Puccini ("Madama Butterfly", "Tosca" e "Turandot"), Donizetti ("Lucia di Lammermoor", "L'elisir d'amore"), Giordano ("Andrea Chénier"), ma anche di compositori non italiani come Bizet ("Carmen"), Wagner ("La Valchiria") e Massenet ("Werther"), prima di concludere con il grandioso finale del "Guglielmo Tell" di Rossini. Per il balletto, oltre a un classico frammento di Ciajkovskij (il Grand pas de deux dallo "Schiaccianoci"), Riccardo Bolle si è esibito in un pezzo moderno (su temi di Davide "Boosta" Dileo dei Subsonica ed Erik Satie). Fra i tanti artisti coinvolti, da ricordare attori come Massimo Popolizio e Caterina Murino e cantanti come Luca Salsi, Vittorio Grigolo, Ildar Abdrazakov, Ludovic Tézier, Elina Garanca, Lisette Oropesa, Kristine Opolais, Camilla Nylund, Andreas Schager, Rosa Feola, Juan Diego Flórez, Aleksandra Kurzak, Marianne Crebassa, Piotr Beczala, Eleonora Buratto, George Petean, Francesco Meli, Benjamin Bernheim, Carlos Álvarez, Plácido Domingo, Sonya Yoncheva, Roberto Alagna, Marina Rebeka e Mirco Palazzi.


mercoledì 30 settembre 2020

Adiós Quino!



Oggi è scomparso Joaquín Salvador Lavado Tejón, in arte Quino, il creatore di una delle strisce a fumetti più belle di tutti i tempi, l'argentina "Mafalda", ancora adesso attualissima e divertentissima come la prima volta. Grazie di tutto!

lunedì 10 agosto 2020

Non influenzate la vita dei pipistrelli!

Queste esilaranti istruzioni per l'utilizzo di "mini ventilatore" sono state tradotte evidentemente in maniera automatica da un'altra lingua (probabilmente l'inglese, ma passando a sua volta dal cinese).



Con qualche impegno è possibile comprendere l'origine di alcune delle frasi più buffe. "Non caricare per più di otto ore, in modo da non influenzare la vita dei pipistrelli" faceva sicuramente riferimento alla vita della batteria, che a causa di un'abbreviazione senza punto ("Bat life") ha creato questo bizzarro effetto sui chirotteri. Anche "addebitato" era probabilmente "charged" in originale. No comment sulle merci "pericolose e inspiegabili", e ci resterà per sempre il dubbio di cosa fa "la carta". Difficile infine determinare cosa significhi il magnifico "Quando sarai tu a capo del bagno", ma di certo il "battero" è sempre la batteria!

lunedì 6 luglio 2020

C'era una volta... Ennio



Oggi è morto Ennio Morricone, il mio compositore preferito della seconda metà del ventesimo secolo, quello che più di tutti ha saputo rappresentare e valorizzare la forma d'arte per eccellenza del Novecento, vale a dire il cinema. Lo ricordo con un mix di brani tratti da una delle sue colonne sonore più belle...


Ma merita anche questa splendida e commovente esecuzione per violino:

lunedì 22 giugno 2020

Il Signore degli Anelli con le spade laser

Una delle cose più belle del mondo!
(scusate, mi ritrovo in un periodo di revival tolkieniano).

venerdì 19 giugno 2020

LOTR Reunion

Nel giorno in cui diamo l'addio al grande Ian Holm, interprete di Bilbo Baggins, segnalo questa incredibile conversazione via Zoom, in tempi di quarantena, fra i protagonisti della trilogia cinematografica de "Il Signore degli Anelli".
Da guardare a tutto schermo, per ridere e commuoversi!



Il video fa parte di una serie di reunion che fanno incontrare dopo anni il cast di celebri film del passato, realizzate ai tempi del coronavirus. Ecco per esempio quelle dedicate a I Goonies, a Ritorno al futuro e a Ghostbusters.

giovedì 21 maggio 2020

I miei film western preferiti

Ecco la top ten dei miei western preferiti, un genere cinematografico che amo particolarmente. Ho cercato di inserire film di registi, periodi e filoni differenti, in modo da ampliare la varietà dei titoli rappresentati (l'unica eccezione è la presenza di due film di Sergio Leone, ma non potevo proprio fare altrimenti!).

1. C'era una volta il west (Sergio Leone, 1968)

Non è solo il mio western preferito, ma il mio film preferito in assoluto. Personaggi archetipici, scenari iconici, attori sublimi, tempi dilatati, una regia impeccabile e una colonna sonora da brividi. Cosa desiderare di più? Da vedere e rivedere.

2. Il mucchio selvaggio (Sam Peckinpah, 1969)

Il capolavoro del western crepuscolare, con una banda di "cattivi" che sacrificano ogni cosa in nome dell'amicizia. Caratterizzazioni sporche ma efficaci, una forte contestualizzazione storica e uno scontro finale cruento e indimenticabile.

3. Ombre rosse (John Ford, 1939)

Il film che ha reso grandi Ford e John Wayne, montaggio e inquadrature da manuale per un road movie che contrappone i pericoli esterni (gli indiani come forze della natura) a quelli interiori (le tensioni all'interno della diligenza).

4. Alba fatale (William A. Wellmann, 1943)

Un gioiello di denuncia sociale, cupo e non conciliante, basato su uno spunto semplice ma in grado di portare alla luce gli aspetti oscuri del west in un periodo in cui il filone doveva ancora affrancarsi dal suo lato eroico, ingenuo e ottimista.

5. Mezzogiorno di fuoco (Fred Zinnemann, 1952)

Il massimo esempio di come costruire attesa e suspense all'interno del genere, oltre a riflessioni e dilemmi sui temi della violenza e del pacifismo, la decostruzione di un personaggio e l'intepretazione più memorabile di Gary Cooper.

6. Il buono, il brutto, il cattivo (Sergio Leone, 1966)

L'epitome del western all'italiana, una pellicola epica e avventurosa, ambiziosa e divertente, ironica e spettacolare, che mette a confronto tre individualità mentre i grandi eventi storici fanno da sfondo alle loro traversie picaresche.

7. Gli spietati (Clint Eastwood, 1992)

I temi della giustizia e della vendetta, già visti più volte, riacquistano di colpo nuovo significato. Un filmone che, pur appoggiandosi sulle spalle dei giganti, ne è all'altezza: l'ultimo grande western che può fregiarsi del titolo di classico.

8. Un dollaro d'onore (Howard Hawks, 1959)

Nato come risposta a "Mezzogiorno di fuoco", ne è invece il degno complemento. La trama lineare, il setting circoscritto, le dinamiche fra i personaggi e i luoghi tipici del genere lo rendono forse uno dei western più universali di tutti i tempi.

9. Quel treno per Yuma (Delmer Daves, 1957)

Il ritratto dell'umanesimo, l'inedito rapporto fra il buono e il cattivo, la legge morale dentro di noi che ci spinge a compiere la scelta giusta anche di fronte alle avversità, un inno all'integrità che non ha mai perso il suo fascino.

10. Non sparare, baciami! (David Butler, 1953)

Titolo eccentrico in questa classifica, in rappresentanza di tutti quei western più "leggeri" e ingenui, popolati da cowboy canterini e pistoleri damerini, dove si amoreggia invece di spararsi addosso. La verve di Doris Day fa il resto.


La scelta non è stata facile, e molti sono i film meritevoli che sono rimasti fuori. Per non fare un torto a nessuno, ecco – in rigoroso ordine cronologico – una lista di altri 30 film di grande valore che non avrebbero certo sfigurato nella top ten.

La grande rapina al treno (Edwin S. Porter, 1903)
Il cavallo d'acciaio (John Ford, 1924)
Sfida infernale (John Ford, 1946)
Il massacro di Fort Apache (John Ford, 1948)
Il fiume rosso (Howard Hawks, 1948)
Sangue sulla Luna (Robert Wise, 1948)
Rancho Notorious (Fritz Lang, 1952)
Il cavaliere della valle solitaria (George Stevens, 1953)
Vera Cruz (Robert Aldrich, 1954)
Johnny Guitar (Nicholas Ray, 1954)
Wichita (Jacques Tourneur, 1955)
Sentieri selvaggi (John Ford, 1956)
Quaranta pistole (Sam Fuller, 1957)
I magnifici sette (John Sturges, 1960)
Sfida nell'Alta Sierra (Sam Peckinpah, 1962)
Per un pugno di dollari (Sergio Leone, 1964)
Faccia a faccia (Sergio Sollima, 1967)
Butch Cassidy (George Roy Hill, 1969)
La ballata di Cable Hogue (Sam Peckinpah, 1970)
Lo chiamavano Trinità (E.B. Clucher, 1970)
I compari (Robert Altman, 1971)
Corvo rosso non avrai il mio scalpo (Sidney Pollack, 1972)
L'ultimo buscadero (Sam Peckinpah, 1972)
Nessuna pietà per Ulzana (Robert Aldrich, 1972)
Lo straniero senza nome (Clint Eastwood, 1973)
Pat Garrett e Billy the Kid (Sam Peckinpah, 1973)
Il texano dagli occhi di ghiaccio (Clint Eastwood, 1976)
I cavalieri dalle lunghe ombre (Walter Hill, 1980)
I cancelli del cielo (Michael Cimino, 1980)
Balla coi lupi (Kevin Costner, 1990)

giovedì 30 aprile 2020

Ancora sulla nuova traduzione del Signore degli Anelli

Qualche mese fa avevo già detto la mia sulla nuova traduzione del "Signore degli Anelli", spiegando come la trovavo esteticamente brutta rispetto alla precedente, anche senza considerare l'effetto nostalgia o la coerenza con gli adattamenti cinematografici. Vorrei tornare sull'argomento, perché nel frattempo è accaduto qualcosa di nuovo: la casa editrice Bompiani ha ritirato dal commercio la vecchia traduzione, che non verrà più ristampata e sarà dunque completamente rimpiazzata dalla nuova (in un primo momento sembrava che le due versioni avrebbero potuto coesistere, lasciando al lettore libertà di scelta). Mi sembra un'operazione simile a quelle compiute dalle case cinematografiche che commissionano ridoppiaggi di vecchi film o li rieditano con alterazioni digitali (George Lucas, anyone?), togliendo al contempo le vecchie edizioni dal mercato in modo da renderle progressivamente irreperibili. E al netto dei vari retroscena e delle diatribe dietro le quinte, mi pare la conferma di ciò che pensavo da tempo: la scelta di commissionare una nuova traduzione del romanzo di Tolkien non era dovuta a motivi artistici, e men che meno al desiderio di correggere gli "errori" della vecchia versione, come vedremo, ma a ragioni puramente commerciali. Evidentemente la casa editrice non voleva più pagare i diritti della vecchia traduzione (ricordiamo che la Bompiani la "ereditò" dalla Rusconi), scaduti a fine 2018, e ha preferito commissionarne una nuova, che fosse di sua "proprietà".



Cito un aneddoto personale. Anni fa fui incaricato di tradurre in italiano un gioco di carte collezionabili ispirato a un celebre romanzo. Il committente mi chiese esplicitamente di rendere tutte le frasi di tale romanzo, citate nelle carte, in maniera diversa rispetto all'edizione già pubblicata in Italia, proprio perché i diritti del gioco non comprendevano anche quelli della traduzione italiana in commercio. Fui costretto così ad alterare "a forza" ogni frase, ogni passaggio, ogni nome rispetto alla traduzione già esistente, ricorrendo a volte anche a soluzioni infelici. In quest'ottica mi sembra che si possa spiegare perché il nuovo traduttore Ottavio Fatica si sia premurato di cambiare ogni cosa (dai nomi dei personaggi e dei luoghi alle poesie, dai registri linguistici fino ai titoli stessi dei capitoli: già il primo, per esempio, "Una festa a lungo attesa", diventa "Una festa attesa a lungo"): era la missione che gli era stata affidata per evitare contenziosi legali. Alla luce di questo, risulta ancora più pretestuosa l'arroganza con cui lo stesso Fatica ha bollato la vecchia traduzione di Vicky Alliata, accusandola in pubblico di contenere "cinquecento errori a pagina". Tacendo, invece, sui reali motivi!



Benché la traduzione classica non fosse certo perfetta e avesse i suoi bravi difetti (anche perché era il frutto, ricordiamolo, di rimaneggiamenti da parte di Quirino Principe: in gran parte migliorativi, è vero, ma che in alcuni punti portavano a una mancanza di coerenza interna, per esempio nei cognomi dei quattro hobbit protagonisti che non erano stati "tradotti" o italianizzati come invece quelli degli hobbit minori: Serracinta, Bolgeri, Tronfipiede, ecc.), quella nuova non solo non "suona" migliore, anzi è spesso sgradevole, ma a sua volta non è esente da un'assoluta mancanza di coerenza interna. Guardiamo per esempio proprio i nomi e i cognomi degli hobbit: in alcuni casi Fatica li "italianizza", come Samplicio e Brandaino al posto di Samwise e Brandybuck, mentre in altri li riporta alla grafia inglese, come Pippin e Took per Pipino e Tuc. Il motivo è chiaro: cambiare il più possibile, cambiare ogni cosa. In meglio o (spesso) in peggio, non importa. Che invece ci si volesse programmaticamente staccare dalla traduzione precedente per motivi "politici" o ideologici (vedi anche l'endorsement di Wu Ming 4) non vorrei nemmeno pensarlo, tanto mi sembrerebbe uno scenario al limite del ridicolo.



Tornando nel merito, ho trovato su un blog un'interessante serie di articoli (qui la prima parte, qui la seconda e qui la terza) che analizzano la nuova traduzione da un punto di vista puramente linguistico. Sono molto circostanziati e affrontano vari aspetti legati ai registri e alla terminologia (anche se ovviamente quanto ipotizzato sulle reali esigenze della nuova traduzione rende superflue molte considerazioni). Un'altra bella recensione è questa su Youtube. Concludo raccomandando a chi possiede le vecchie versioni di tenersele strette, e a coloro che malauguratamente non avessero ancora letto Tolkien, e volessero farlo, di recuperarle sul mercato dell'usato o in altri modi (in formato elettronico, per esempio).

domenica 12 aprile 2020

JoJo: distanziamento sociale

Anche Giorno e Trish lo hanno capito!
(da "Le bizzarre avventure di JoJo - Golden Wind", episodio 36)



venerdì 27 marzo 2020

Dylan Dog: restate a casa!

Anche Tiziano Sclavi, il (solitamente elusivo) creatore di Dylan Dog, ha voluto contribuire a incitare la gente a rimanere a casa in questi giorni difficili per non diffondere il contagio di coronavirus (Covid-19). Lo ha fatto tramite un video, che lo ritrae nel suo studio, e una tavola a fumetti con protagonista l'indagatore dell'incubo, disegnata dall'ottimo Sergio Gerasi.

giovedì 12 marzo 2020

L'omeopatia ai tempi del coronavirus



Una delle (poche) cose positive dell'attuale pandemia di coronavirus è che sta mettendo a tacere le voci dei vari antivaccinisti, omeopati e ciarlatani vari. Non so se abbiano cambiato idea, se hanno soltanto scelto di restare per un po' in silenzio o se, semplicemente, i media hanno smesso di far loro da cassa di risonanza. Ho letto oggi la notizia che la Boiron, il colosso mondiale dell'omeopatia, chiuderà 13 dei suoi 31 laboratori in Francia. Quello transalpino è ancora il principale mercato dell'azienda (con il 60% delle vendite!), ma da gennaio 2020 la quota di rimborso dei prodotti da parte delle assicurazioni sanitarie è scesa dal 30% al 15%, con l'intenzione del governo di portarla allo 0% dal 2021: la cosa ha scatenato l'ira della multinazionale, che ha giustificato la decisione di sopprimere 636 posti di lavoro con "gli attacchi virulenti, ingiustificati e reiterati contro l'omeopatia in Francia". C'è da aggiungere che nel 2019 il giro d'affari è sceso a 557 milioni di euro (–8,6%) e che le vendite sono calate in Francia (–12,6%) così come in tutto il mondo, "tranne che in Italia e in Russia" (purtroppo!). Speriamo che un'emergenza sanitaria come quella che stiamo vivendo inizi a insegnare anche a noi a distinguere fra la scienza reale e quella immaginaria.