giovedì 21 marzo 2013

Diamo i numeri (1-60)

Facciamo un gioco. Fino a che punto è possibile contare, usando solo film che abbiano numeri nel titolo?

Per ora mi sono fermato a 60, ma vorrei andare avanti (fino a 100? fino a 300? fino a 2001? fino a un milione? Chi vivrà vedrà). Come regola, ho cercato di non usare titoli in cui il numero indica semplicemente che il film fa parte di una serie (come "Rambo III", "Nightmare 6", e via dicendo).

Ovviamente, con i numeri più bassi, i film fra cui scegliere sono numerosissimi: pensiamo solo al sette (da "I sette samurai" a "Biancaneve e i sette nani"!). Più si va avanti, più la cosa diventa difficile, e per certi numeri bisogna ricorrere a pellicole semisconosciute, provenienti dai paesi più disparati (i numeri 26, 29 e 31 sono stati particolarmente ostici).

Aggiornamenti:
Qui trovate i film dal 61 al 120.
Qui i film dal 121 al 180.
Qui i film dal 181 al 240.
Qui i film dal 241 al 300.
Qui i film dal 301 al 360.
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Qui i film dal 541 al 600.


Continua... (da 61 a 120)

lunedì 18 febbraio 2013

Canzoni mononota

Qualcuno ha detto che, fra una decina di anni, ci si ricorderà del Festival di Sanremo appena concluso come di quello della "canzone mononota" di Elio e le Storie Tese:


Ironica, autoreferenziale, complessa, ricca nell'arrangiamento e nelle citazioni, la canzone cita – fra le altre cose – i suoi stessi precursori.

Fra questi, Gioacchino Rossini (un compositore, fra l'altro, amatissimo da Elio e soci), che ricorse alla "mononota" più volte. Per esempio, per usare le sue stesse parole,
"Per un’opera, ‘Ciro in Babilonia’, avevo una seconda donna orrenda. non solo era brutta oltre il lecito, ma anche la voce era al di sotto di ogni decenza. Dopo l’esame più scrupoloso scoprii che aveva soltanto un’unica nota che non suonasse tremendamente, il Si bemolle dell’ottava centrale. Dunque scrissi per lei un’aria nella quale non dovesse cantare nient’altro che questa nota, misi tutto il discorso musicale in orchestra, e poiché il pezzo piacque e fu applaudito, la mia ‘monotona’ cantante fu felicissima del suo trionfo.
(citazione da Ferdinand Hiller, Plaudereien mit Rossini, 1855)


Rossini utilizzò la stessa trovata in alcuni brani composti a Parigi (nei "Péchés de vieiellesse"): "Mi lagnerò tacendo", "Élegie sur une seule note"):




Questo invece è Antônio Carlos Jobim ("Samba de uma nota só"):


Ed ecco Bob Dylan ("Subterranean Homesick Blues"):


E infine Mina in "Tintarella di luna":

sabato 12 gennaio 2013

"Lo Hobbit" russo

Sapevate che ben prima di quello di Peter Jackson (da poco uscito nelle sale), c'era già stato un film tratto da "Lo Hobbit", nel 1985, di produzione nientemeno che sovietica? Certo, a essere precisi non era un film cinematografico vero e proprio, ma la ripresa televisiva di una performance teatrale, insomma uno show per bambini nello stile della "Melevisione". Ma è comunque interessante! Si tratta, fra l'altro, del primo adattamento del romanzo di Tolkien con attori in carne e ossa, dopo la versione a cartoni animati del 1977 della Rankin/Bass (preceduta a sua volta da un cortometraggio, sempre in animazione, del 1966).

La regia è di Vladimir Latyshev. Gli attori sono Mikhail Danilov (Bilbo Baggins), Anatoly Ravikovich (Thorin Scudodiquercia) e Igor Dmitriev (Gollum). Il narratore, che interpreta "il professore" (ovvero Tolkien in persona!) è Zinovy Gerdt, uno dei più celebri attori russi dell'epoca.

domenica 6 gennaio 2013

La befana


disegno di Silvia Ziche

martedì 1 gennaio 2013

Il 2012 al cinema

È stata un'annata così così, salvata nel finale da due film d'intrattenimento: "Lo Hobbit: un viaggio inaspettato", primo capitolo della nuova trilogia tolkieniana di Peter Jackson, e "Ralph Spaccatutto", il cartoon disneyano che rende omaggio ai videogiochi vintage. Entrambi, inutile dirlo, da vedere se possibile in 2D, visto che il 3D si è ormai definitivamente confermato come un accessorio del tutto superfluo. Per il resto, faccio fatica a segnalare pellicole degne di essere ricordate fra quelle viste nelle sale cinematografiche negli ultimi mesi. L'unico altro titolo che mi sento di mettere alla pari dei due già citati è l'affascinante affresco notturno di Nuri Bilge Ceylan, "C'era una volta in Anatolia", peraltro arrivato nelle nostre sale con un anno di ritardo (lo stesso vale per i due ottimi frutti della collaborazione fra il regista Steve McQueen e l'attore Michael Fassbender, "Hunger" e "Shame"). Note di merito, poi, per "Hugo Cabret" di Martin Scorsese, "Cosmopolis" di David Cronenberg, "The way back" di Peter Weir e "Pietà" di Kim Ki-duk, quest'ultimo vincitore del festival di Venezia. E dalla rassegna veneziana e da quella di Cannes provengono anche pellicole interessanti come "La quinta stagione" di Peter Brosens e Jessica Woodworth, e la coppia "Paradise: Love" e "Paradise: Faith" di Ulrich Seidl, che dubito vedremo mai in distribuzione regolare nelle nostre sale. Quanto al cinema italiano, il miglior film dell'anno per me è stato "Reality" di Matteo Garrone, seguito da "Romanzo di una strage" di Marco Tullio Giordana. Nell'entertainment, bene "The Avengers" di Joss Whedon, "I mercenari 2" di Simon West e "Argo" di Ben Affleck, mentre non mi è parso davvero nulla di speciale il premiatissimo francese "Quasi amici". Veniamo alle delusioni: mi aspettavo di meglio da Clint Eastwood ("J. Edgar"), Luc Besson ("The Lady"), Michael Haneke ("Amour", vincitore a Cannes: interessante ma limitato), Christopher Nolan ("Il cavaliere oscuro - Il ritorno", il peggiore della trilogia di Batman), Cristian Mungiu ("Oltre le colline"), Jacques Audiard ("Un sapore di ruggine e ossa"), Takeshi Kitano ("Outrage Beyond"), Olivier Assayas ("Qualcosa nell'aria"), Bernardo Bertolucci ("Io e te"), Ang Lee ("Vita di Pi") e soprattutto da Ridley Scott (il suo "Prometheus" è forse la maggiore delusione dell'anno), mentre già non mi attendevo molto da Tim Burton ("Dark Shadows", pessimo) e Wes Anderson ("Moonrise Kingdom", il solito film giocattolo). Il peggior film visto in sala quest'anno? Senza dubbio il coreano "Silenced" di Hwang Dong-hyuk, dozzinale e ricattatorio. Male anche i film di Luigi Lo Cascio ("La città ideale"), Susanne Bier ("Love is all you need") e Koji Wakamatsu ("The millennial rapture").