mercoledì 10 ottobre 2012

JoJo 1: Phantom Blood - Le sigle

Questo mese ha debuttato sulla tv giapponese una serie animata tratta da uno dei miei manga preferiti, "Le bizzarre avventure di JoJo" di Hirohiko Araki. Speriamo che gli ascolti siano sufficienti a far proseguire la serie a lungo, visto che il fumetto originale presenta svariati archi narrativi, uno più intrigante dell'altro!

Questa è la sigla d'apertura della prima stagione, "Phantom Blood", ambientata in Inghilterra nel 1888, con protagonista Jonathan Joestar. La canzone si intitola "Sono chi no sadame" ed è interpretata da Hiroaki "Tommy" Tominaga.


La sigla finale, invece, è il classico "Roundabout" degli Yes.

domenica 5 agosto 2012

Marilyn e la Callas

Oggi è il cinquantesimo anniversario della morte di Marilyn Monroe... Per ricordarla, ripubblico una bellissima fotografia che la ritrae insieme a un'altra grande "diva" del ventesimo secolo, Maria Callas, entrambe solari e sorridenti. La foto è stata scattata il 19 maggio 1962 a Madison Square, in occasione del compleanno di John Fitzgerald Kennedy (quello in cui Marilyn intonò il celebre "Happy birthday, Mr. President", mentre la Callas si esibì a sua volta in "L'amour est un oiseau rebelle" dalla "Carmen").

martedì 10 luglio 2012

Il mondo di ieri

Stefan Zweig, viennese di famiglia ebrea, è stato uno dei più popolari scrittori negli anni venti e trenta del ventesimo secolo (fra i suoi lavori, “La novella degli scacchi” e “Lettera da una sconosciuta”). Cosmopolita e umanista, avverso a ogni forma di nazionalismo, sostenitore di una “fratellanza” europea basata sull’arte e la cultura (non a caso il sottotitolo del volume è “Ricordi di un europeo”), amico personale di molti grandi uomini del suo tempo (da Rilke a Freud, da Joyce a Rolland, da Busoni a Strauss), in questo suo ultimo libro (fu pubblicato postumo nel 1942, dopo il suo suicidio in Brasile dove si era rifugiato in seguito alle persecuzioni naziste) redige una sorta di autobiografia e descrive in maniera personale e coinvolgente le varie fasi del mondo in cui aveva vissuto e che vedeva ormai perduto per sempre: “l’Austria Felix” del primo decennio del ventesimo secolo, epoca d’oro e rigogliosa in cui la sicurezza, la libertà e la cultura erano alla portata di tutti, e soprattutto dei giovani, prima che un conflitto “non voluto dal popolo né dai governanti, ma solo dai diplomatici” (la prima guerra mondiale) sbriciolasse ogni cosa e spazzasse via settecento anni di storia; il periodo fra le due guerre, caratterizzato da crisi economiche e da speranze di rinascita, durante i quali fu tra i primi a intravedere i germi della nuova catastrofe che si avvicinava; i numerosi viaggi in giro per il mondo e i contatti stretti con poeti, musicisti, filosofi e scrittori; la fuga in Inghilterra dopo l’Anschluss (l’annessione forzata dell’Austria da parte di Hitler) e successivamente in Sudamerica allo scoppio della seconda guerra mondiale. Documento eccezionale, ricco di aneddoti e di riflessioni che con il senno di poi acquistano ancora maggior valore, il libro espone sentimenti e illusioni, paure e speranze, facendo rivivere quegli anni da una prospettiva unica e umanissima, meglio di tanti libri di storia. Personalmente, raramente mi sono trovato così in sintonia con il carattere e le opinioni di un cronista di eventi storici.

mercoledì 4 luglio 2012

Trovato il bosone di Higgs?


Oggi gli scienziati del CERN hanno annunciato la tanto attesa osservazione del bosone di Higgs, la particella (prevista dal Modello Standard) da cui dipendono le masse di tutte le altre particelle elementari a noi conosciute. I dati provengono dall'esperimento CMS, uno dei due progetti dedicati a questa ricerca in corso al Large Hadron Collider (LHC). Se la "scoperta" verrà confermata (un passaggio, questo della verifica, che ai giornalisti e ai politici sembra sempre sfuggire), per esempio dall'esperimento ATLAS oppure dai dati del Fermilab (che ha annunciato a propria volta alcuni risultati interessanti), si tratterà di un grande successo per la fisica delle alte energie. Peccato solo che, a differenza del 1964 (quando Peter Higgs aveva predetto l'esistenza di quella che i media amano battezzare "la particella di Dio"), oggi sappiamo che la materia che conosciamo non rappresenta che un misero 4% di tutto l'Universo. Rimane da chiarire la natura della misteriosa "materia oscura" e dell'ancora più enigmatica "energia oscura", che insieme ne costituiscono il 96%. Meglio così, in fondo: che brutto quando non si ha più nulla su cui indagare!

mercoledì 6 giugno 2012

Addio, Ray Bradbury

È scomparso Ray Bradbury, maestro della fantascienza e autore di libri come "Cronache marziane" e "Fahrenheit 451". Ricordiamolo con questo videoclip (attenzione: Not Safe For Work!).

giovedì 10 maggio 2012

Lego cartoons

Riuscite a indovinare di quali personaggi si tratta?

mercoledì 28 marzo 2012

Sulle orme di Tarkovskij

Poche settimane dopo la scomparsa di Erland Josephson e pochi giorni prima di quella di Tonino Guerra, che ne erano stati rispettivamente co-protagonista e co-sceneggiatore, mi sono recato nei luoghi dove il grande regista russo Andrej Tarkovskij ha girato, nel 1983, il suo film italiano “Nostalghia”. Si tratta dell’abbazia diroccata di San Galgano, vicino Siena, e dell’antico centro termale di Bagno Vignoni, in Val d’Orcia, con la grande vasca medievale di Santa Caterina che il protagonista del film attraversava con una candela in mano.

giovedì 22 marzo 2012

Blogspot.it



Da qualche giorno, come forse avete notato, l'indirizzo di questo blog (così come quelli di tutti i blog ospitati sulla piattaforma Blogger) visibile nella barra delle URL del browser non termina più con "blogspot.com" ma con "blogspot.it" (se l'utente risiede in Italia; altrimenti finirà in .fr, .jp., .au o qualsiasi sia il codice del paese interessato). Per i lettori, in realtà, non cambia nulla: il sistema reindirizza automaticamente (redirect) il browser alla versione relativa al paese in cui ci si trova. Non c'è dunque bisogno di aggiornare i link o i blogroll.

Si tratta di un cambiamento che Blogger ha messo in atto – cito testualmente – per "fornire un maggiore supporto alla gestione locale dei contenuti". In poche parole, per poter rimuovere più facilmente contenuti in conflitto con le leggi locali dei vari paesi. Se ho ben capito, la cosa funziona così: se io pubblico un post il cui contenuto è contrario alle leggi tedesche (e solo a quelle), e qualcuno lo segnala alle autorità, Blogger renderà invisibile quel post nella versione .de, lasciandolo invece leggibile negli altri paesi.

Facile immaginare le polemiche che sorgeranno a proposito della facilità con cui alcuni governi potranno censurare contenuti scomodi nel proprio paese. In ogni caso, se si vuole continuare a leggere la versione generica del blog (quella il cui indirizzo termina in .com), basta aggiungere "/ncr" (no country redirect) al termine dell'URL, così: http://clubgroucho.blogspot.com/ncr.

mercoledì 29 febbraio 2012

Dietro le quinte: Metropolis

Foto scattate sul set del film "Metropolis" (1927) di Fritz Lang.

giovedì 23 febbraio 2012

Come volevasi dimostrare...

Alla fine sembra che, in fondo, i neutrini non siano più veloci della luce.


Sia chiaro: chi ne esce male non sono certo gli scienziati (che avevano annunciato i dati preliminari con estrema cautela, consapevoli che il progresso della scienza si basa anche sugli errori). A fare una figura barbina, come sempre, sono stati i giornalisti sensazionalisti e soprattutto i politici (vi ricordate il comunicato trionfale della Gelmini?).

lunedì 6 febbraio 2012

Avvisate i morti!

Un annuncio del Tribunale di Grosseto, pubblicato sui quotidiani di oggi e relativo al naufragio della Costa Concordia, dispone che si dia avviso della data fissata per l'udienza "ai passeggeri ed all'equipaggio della nave Costa Concordia, nonché alle vittime identificate e a quelle ancora da identificare".
Capisco la burocrazia, ma informare anche le vittime mi sembra un po' troppo!


Clicca per ingrandire

sabato 28 gennaio 2012

Moai

Alcune magnifiche foto scattate da mia sorella all’Isola di Pasqua.

sabato 21 gennaio 2012

Letters of note

Adriano mi ha fatto conoscere questo interessante sito che riproduce missive e corrispondenze particolarmente significative di personaggi celebri.

Fra le varie chicche, ci sono lettere di Douglas Adams, Giuseppe Verdi, Stephen Hawking, Albert Einstein, Benjamin Franklin, Kurt Vonnegut, Groucho Marx, Matt Stone, Hunter S. Thompson, Mark Twain, e molti altri.

Un esempio: questa lettera scritta da Raymond Chandler ad Alfred Hitchcock dopo aver visto il film "Delitto per delitto – L'altro uomo" per il quale proprio Chandler aveva scritto una prima bozza di sceneggiatura, scartata dopo che i rapporti fra i due si erano irrimediabilmente deteriorati. Per apprezzare al meglio lo stile sardonico del creatore di Marlowe andrebbe assolutamente letta in inglese, ma ne azzardo qui una traduzione:


6 dicembre 1950

Caro Hitch,

nonostante il tuo vasto e generoso disinteresse per i miei messaggi a proposito del copione de "L’altro uomo" e la tua incapacità di fare un qualsiasi commento su di essi, e nonostante io non abbia ricevuto da te una sola parola da quando ho iniziato a scrivere la sceneggiatura vera e propria – tutte cose per le quali non serbo rancore, dal momento che questo tipo di comportamento sembra far parte dello standard depravato di Hollywood – nonostante tutto questo e nonostante questa frase così contorta, sento di doverti fornire, giusto per la cronaca, qualche commento sulla cosiddetta sceneggiatura finale. Posso capire che tu non abbia apprezzato determinate cose del copione che avevo scritto, ritenendo che questa o quella scena fosse troppo lunga e che questo o quel meccanismo fosse troppo goffo. Posso capire che tu abbia cambiato idea a proposito di cose che avevi espressamente voluto, perché alcuni di questi cambiamenti potrebbero esserti stati imposti dall'alto. Quello che non riesco a capire è perché hai permesso che una sceneggiatura che in fin dei conti aveva una certa vitalità e un certo respiro venisse ridotta a una tale massa flaccida di cliché, con un gruppo di personaggi anonimi e il tipo di dialogo che a ogni sceneggiatore viene insegnato di non scrivere, quel tipo che dice ogni cosa due volte e non lascia nulla di implicito all'attore o alla cinepresa. Certamente avrai avuto le tue ragioni, ma – per usare una frase coniata un tempo da Max Beerbohm – servirebbe “una mente molto meno brillante della mia” per indovinare quali siano state.
A prescindere dal fatto che il mio nome compaia o meno nei titoli sullo schermo, non temo affatto che qualcuno possa pensare che io abbia scritto questa roba. Tutti capiranno benissimo che non l'ho fatto. Non mi sarebbe importato di nulla se tu avessi prodotto una sceneggiatura migliore, credimi. Ma se volevi qualcosa di così scialbo e all'acqua di rose, perché diavolo ti sei preoccupato di venire da me in primo luogo? Che spreco di soldi! Che spreco di tempo! E che io sia stato ben pagato non è una consolazione. Nessuno può essere pagato abbastanza per perdere il proprio tempo.

(firmato, “Raymond Chandler”)

venerdì 20 gennaio 2012

La maggioranza degli Americani

domenica 1 gennaio 2012

Il 2011 al cinema

Quella che si è appena conclusa è stata un'annata cinematografica davvero ottima, come non se ne incontravano da tempo: che dopo un decennio "buio" si cominci a rivedere la luce? Il merito, ovviamente, non è né del 3D (anche se finalmente è arrivato il primo film in cui la tridimensionalità ha una sua ragion d'essere e rappresenta un valore aggiunto: sto parlando dell'ottimo documentario "Pina" di Wim Wenders) né in generale del cinema hollywoodiano o degli effetti speciali, senza idee e in balia di sequel e remake (sono poche, infatti, le pellicole "d'intrattenimento" che hanno lasciato il segno: fra le migliori ricordo "X-Men: l'inizio" di Matthew Vaughn e il primo episodio de "Le avventure di Tintin" di Steven Spielberg, che è anche nettamente il miglior film d'animazione del 2011) bensì, come è giusto che sia, del cinema d'autore. La mia palma personale per il miglior lungometraggio visto sul grande schermo nello scorso anno se la contendono due pellicole: alla fine, mi sento di incoronare "Melancholia" di Lars von Trier, mentre al secondo posto ci metterei "Il cigno nero" di Darren Aronofsky. Altri eccellenti titoli visti nel 2011 sono stati l'iraniano "Una separazione" di Asghar Farhadi, il russo "Faust" di Aleksandr Sokurov e il britannico "Shame" di Steve McQueen (passato al festival di Venezia: nelle nostre sale arriverà a gennaio). Ma la lista dei bei film è particolarmente lunga: da "Hereafter" di Clint Eastwood a "Poetry" di Lee Chang-dong, da "Offside" di Jafar Panahi (del 2006, ma uscito soltanto ora) ad "Atmen" di Karl Marcovics, da "E ora dove andiamo?" di Nadine Labaki (anche questo arriverà nelle nostre sale solo a gennaio 2012) a "Drive" di Nicolas Winding Refn, da "Carnage" di Roman Polanski a "La pelle che abito" di Pedro Almodovar, da "Polisse" di Maïwenn a "Tomboy" di Céline Sciamma, da "Miracolo a Le Havre" di Aki Kaurismaki a "The artist" di Michel Hazanavicius. E personalmente ci aggiungo pure "Ladri di cadaveri" di John Landis! Certo, l'anno ha anche riservato qualche delusione: il cinema italiano, per esempio. Mi aspettavo di più dai film di Nanni Moretti ("Habemus papam") e Paolo Sorrentino ("This must be the place"): non brutti, intendiamoci, ma non all'altezza dei loro lavori precedenti. Quanto alle note dolenti, personalmente boccio senza troppe riserve sia "Il discorso del re" di Tom Hooper che "The tree of life" di Terrence Malick. Ma il film peggiore del 2011 è stato "La sorgente dell'amore" di Radu Mihaileanu. Infine, qualche parola sugli interpreti. L'attore dell'anno per me è stato Michael Fassbender: straordinario in "Shame", ha brillato anche in "X-Men: l'inizio" e "A dangerous method", dimostrando una grande versalità (si tratta di tre ruoli molto diversi l'uno dall'altro). Per la miglior attrice, azzarderei un ex aequo fra Natalie Portman ("Il cigno nero"), Kirsten Dunst e Charlotte Gainsbourg (entrambe in "Melancholia").

venerdì 23 dicembre 2011

Corto-circuiti cinemusicali 3

Per una volta facciamo a meno dei video, visto che la citazione è soltanto visiva.

Da Metropolis ai King Crimson
(passando per il parco di Bomarzo)


La bocca del Moloch che si vede nel film "Metropolis" di Fritz Lang (1927) è forse ispirata all'Orco del parco dei mostri di Bomarzo? Probabile. Così come è probabile che il parco stesso abbia ispirato la copertina del disco "In the Court of the Crimson King" (1969), l'album di debutto dei King Crimson.


Già che ci siamo, vi propongo anche una scena di un film addirittura precedente a quello di Lang, ovvero "Cabiria" (1914) di Giovanni Pastrone:


(La foto di Bomarzo è di Andrea Marutti)

giovedì 15 dicembre 2011

Cortocircuiti cine-musicali 2

Eccoci giunti al secondo appuntamento con questa rubrica che mette in luce strani collegamenti nel mondo della musica e del cinema.

Da Bach a Kelly Chen
(passando per Giorgio Moroder e The Toys)


Cominciamo con Johann Sebastian Bach.


Si tratta del celebre "Minuetto in Sol maggiore" (BWV Anh. 114) tratto dal "Quaderno di Anna Magdalena Bach" del 1725. Il compositore aveva regalato questo libretto, sul quale aveva scritto alcune sue composizioni, alla sua seconda moglie Anna. Nel 1984, Giorgio Moroder ne sfruttò il tema per un brano ("The duel") della colonna sonora del film "Electric Dreams" di Steve Barron, pellicola che raccontava la storia di un triangolo amoroso fra un ragazzo, una ragazza e... un computer (!). Ecco la scena in oggetto (l'attrice protagonista è Virginia Madsen):


A proposito, la melodia non vi ricorda qualcosa? Ma certo, la celebre canzone romantica "A Lover's Concerto" dei Toys! (da notare il busto di Bach che compare nel video che segue, un modo per riconoscere il debito verso il musicista tedesco da parte degli autori del brano, Sandy Linzer e Denny Randell).


Di "A Lover's Concerto" esistono numerosissime versioni: per esempio quelle delle Supremes, delle Blossoms, di Cilla Black. Ottima, in particolare, quella di Sarah Vaughan:


Una delle mie preferite è però quella cantata da Kelly Chen nel film hongkonghese "Anna Magdalena", diretto nel 1998 da Yee Chung-Man e interpretato dalla stessa Kelly al fianco di Takeshi Kaneshiro e Aaron Kwok. La trama della pellicola, il cui titolo è naturalmente il nome della moglie di Bach, è incentrata proprio sul celebre minuetto, chiudendo così il nostro cortocircuito.


Potremmo finirla qui, ma se vi interessa potete ascoltare altre versioni di "A Lover's Concerto" in varie lingue: in spagnolo (Karina), in tedesco (Alma Cogan), in italiano (Neil Sedaka) e in coreano (Park Hye Kyung).

La cosa più buffa, comunque, è che in realtà (colpo di scena!) il brano originale non è affatto di Bach!
Alla fine degli anni settanta, infatti, si scoprì che la grafia con cui era stato scritto nel quaderno di Anna Magdalena non è quella del compositore. Bach aveva riempito con i suoi brani solo le prime pagine del libretto, lasciando molte altre pagine bianche in modo che Anna e gli altri membri della famiglia potessero aggiungervi o copiarvi altri lavori che erano soliti suonare. Gli esperti attribuiscono ora il minuetto a Christian Petzold.

giovedì 8 dicembre 2011

Don Giovanni (La Scala 2011)

In attesa di andare a vederlo dal vivo a gennaio (ebbene sì, in qualche modo sono riuscito a trovare due biglietti!), spendo due parole sulla "prima" del Don Giovanni di ieri sera alla Scala, seguita attraverso la benemerita diretta di Rai 5 (se c'è una cosa buona del proliferare di canali televisivi dovuto all'avvento del digitale terrestre, è l'aver reso di nuovo possibile la trasmissione di programmi culturali che – in nome dei dati Auditel – non trovano più spazio sulle reti generaliste, anche quando si tratta di eventi importanti come questo).

Sulla musica di Mozart c'è poco da aggiungere a quanto già detto negli ultimi duecento anni (e poi, sull'argomento intendo scrivere prima o poi una serie di post sul mio blog Opera Omnia), e i cantanti complessivamente mi sono piaciuti (le maggiori ovazioni le ha ricevute l'ambigua Donna Anna interpretata da Anna Netrebko – nomen omen: sempre bella, ma l'ho trovata decisamente ingrassata – ma i migliori mi sono parsi l'indomita Donna Elvira di Barbara Frittoli e lo strafottente Don Giovanni di Peter Mattei, il quale oltre ad amare, a mangiare e a bere, in scena fuma anche). La direzione di Daniel Barenboim non è stata eccezionale, e a dire il vero non mi ha emozionato più di tanto. La grande novità era l'allestimento, visto che si trattava di una nuova produzione, con la regia di Robert Carsen che ha posto l'accento sulla "complicità" delle donne che vengono sedotte dal libertino (e se quella di Zerlina e di Donna Elvira era già suggerita dal libretto di Lorenzo Da Ponte, anche Donna Anna – nell'incipit – viene mostrata come assolutamente partecipe e niente affatto vittima di violenza da parte dell'ignoto corteggiatore: al punto che è evidente come menta quando, più tardi, racconta a Don Ottavio come si sono svolti i fatti). Ha fatto parlare parecchio anche la scelta, nel finale, di mostrare Don Giovanni – o meglio il suo mito, il suo archetipo – sopravvivere anche dopo la discesa all'inferno per farsi beffe del resto del mondo, dei "benpensanti" che gli hanno appena cantato la morale ("Questo è il fin di chi fa mal", il famoso finale eliminato da Mozart quando l'opera venne eseguita a Vienna), come se il "dissoluto punito" non fosse lui ma tutti noi.

Tornando alla regia, sono molte le trovate proposte: lo specchio sul palco che riflette l'intero teatro (Carsen ha dichiarato di aver voluto rendere "omaggio alla Scala": si spiegano così i colori delle scenografie, che richiamano quelli degli arredi della sala, e la presenza, in mano a Donna Anna nel secondo atto, del programma di scena); i personaggi che si muovono anche fuori dal palcoscenico, fra i corridoi, i palchi e i posti a sedere; la scelta di far cantare il Commendatore, cioè il "convitato di pietra" – nella scena del cimitero – direttamente dal palco reale, fra il Presidente Napolitano e il Premier Monti; i continui cambi di abiti dei personaggi davanti al pubblico – e se lo scambio di vestiti fra Don Giovanni e Leporello all'inizio del secondo atto è previsto dal libretto, più volte vediamo i personaggi spogliarsi e rivestirsi mentre cantano, con lo stesso Don Giovanni perennemente seguito da un attaccapanni su rotelle con tutto il suo guardaroba; la cameriera di Donna Elvira – personaggio che viene citato nel testo ma che di solito non appare in scena – a un certo punto rimane addirittura nuda (insomma: è evidente che a questo Don Giovanni i "piacevoli progressi" non "vanno mal tutti quanti"). I costumi erano moderni, a eccezione degli abiti di velluto rosso nella scena del ballo in maschera, e le scenografie asciutte ed essenziali. Nel complesso mi è piaciuto, anche se speravo in qualcosa di meglio soprattutto dal punto di vista musicale (su regia e allestimento sono piuttosto "neutro", visto che mi piacciono le contaminazioni e mi rendo conto che con opere come queste è impensabile rifare sempre le stesse cose): rimando il giudizio definitivo a quando lo vedrò in teatro.

sabato 3 dicembre 2011

Cortocircuiti cine-musicali 1

Inauguro una rubrica estemporanea che intende mettere in luce strani e assurdi collegamenti che uniscono – attraverso film e musiche – i personaggi più impensati e improbabili, o anche solo per segnalare bizzarre scelte musicali nelle colonne sonore dei film. Cominciamo con...

Da Al Bano a Kitano
(passando per Miyuki Nakajima)


Qualcuno – spero in pochi! – si ricorderà di questa canzone di Al Bano e Romina Power ("Abbandonati", dall'album "Che angelo sei" del 1982):


E si sarà forse stupito di ritrovarla, cantata in giapponese, in un film di Takeshi Kitano, "Boiling Point" del 1990:


Forse che Beat Takeshi è segretamente un fan di Al Bano e Romina? No, per fortuna la spiegazione è più semplice, e ci viene fornita dall'anello mancante. La canzone della coppia italo-americana è infatti una cover di un brano della cantante giapponese Miyuki Nakajima, "Akujo". Ed è proprio di questo brano che il personaggio del film di Kitano esegue una versione al karaoke:


E tanto per rincarare la dose, ecco pure una versione di "Abbandonati" in spagnolo:

martedì 1 novembre 2011

Le censure di Tintin

In occasione dell'uscita del bel film di Steven Spielberg, ripropongo qui un testo che avevo scritto anni fa per sottolineare le differenze – spesso molto interessanti e significative dal punto di vista culturale – che si possono osservare nelle varie edizioni degli albi de "Le avventure di Tintin" di Hergé, probabilmente il più celebre eroe del fumetto franco-belga. Tutte le prime storie del personaggio, infatti, per diversi motivi furono rimaneggiate, modificate o addirittura ridisegnate dall'autore nel corso degli anni, in occasione delle varie ristampe in diversi formati nel secondo dopoguerra.

Il personaggio nasce in Belgio nel 1929 su una rivista per ragazzi in bianco e nero, "Le Petit Vingtième" (supplemento del quotidiano cattolico "Le XXe Siècle"), che pubblicava le sue avventure come se si trattassero dei reportage di un inviato speciale della rivista in paesi stranieri ed esotici. Le prime storie erano un po' pedanti e piene della retorica di quel tempo. Per esempio, nell'avventura in Congo (allora colonia belga) Tintin insegnava ai bambini africani ad amare "la loro vera patria, il Belgio"!

Dopo la seconda guerra mondiale, quando le avventure di Tintin cominciarono a essere ristampate in volume e a colori (i classici cartonati alla francese), Hergé decise di ridisegnare quasi interamente le prime storie, vuoi perché il suo vecchio tratto era troppo datato, vuoi per eliminare alcune di quelle sequenze "scomode", vuoi perché il suo metodo di lavoro era cambiato (l'autore dedicava ora molto più tempo a documentarsi con cura prima di realizzare una storia). In alcuni casi si trattava anche di modifiche necessarie per esigenze narrative o per rientrare nel giusto numero di pagine (i volumi ne prevedono rigorosamente 62, mentre le prime storie pubblicate su rivista non avevano una lunghezza fissa). Da notare che la primissima storia, "Tintin nel paese dei Soviet" non fu mai riadattata e ristampata a colori: Hergé preferì abbandonarla del tutto, giudicandola un "peccato di gioventù", essendo troppo intrisa dei sentimenti anti-bolscevichi dell'epoca. Le edizioni attualmente in commercio contengono le versioni più recenti, ma nel corso degli anni sono apparsi alcuni volumi per collezionisti e appassionati che ripropongono le versioni originali in bianco e nero.

Ma scendiamo nei dettagli e vediamo quali sono esattamente le sequenze modificate nelle varie versioni.

-Tintin au pays des Soviets (Tintin nel paese dei Soviet, 1929)
Questo è l'unico albo che non è stato riproposto a colori dalle edizioni Casterman. Di questa avventura esiste pertanto soltanto la versione apparsa su rivista, ripubblicata in un volume in bianco e nero per gli appassionati nel 1981.

-Tintin au Congo (Tintin in Congo, 1930)
Nel 1946 Hergé ha completamente ridisegnato la storia, facendola passare dalle originali 110 tavole in bianco e nero alle 62 a colori degli albi standard. Fra le numerose modifiche, da segnalare l'eliminazione di molti dettagli a favore del colonialismo. La lezione che Tintin teneva in una scuola africana ("Miei cari amici, oggi vi parlerò della vostra patria: il Belgio...") diventa adesso una lezione di matematica ("Quanto fa due più due?"). Il disegno si fa più curato e i dialoghi più fluidi. In seguito la storia subì un'ulteriore modifica, con l'eliminazione di una tavola in cui Tintin, a caccia di rinoceronti, ne faceva esplodere uno con la dinamite!


-Tintin en Amérique (Tintin in America, 1931)
Anche questa storia è stata ridisegnata, rimontata e colorata nel 1945. Le modifiche, in questo caso, sono soprattutto "di mestiere", e confrontando le due versioni si può notare come in pochi anni la padronanza di Hergé del media fumetto fosse notevolmente aumentata.

-Les cigares du pharaon (I sigari del faraone, 1932)
Ridisegnata e colorata nel 1955. In particolare una lunga sequenza con Tintin alle prese con un sotterraneo pieno di serpenti (Indiana Jones ante litteram!) viene eliminata per esigenze di spazio. Inoltre c'è una curiosità: nella vignetta in cui Tintin incontra lo sceicco sotto la tenda, questi afferma di essere un ammiratore del reporter e gli mostra un albo con le sue avventure. Se nell'edizione del 1932 gli mostrava "Tintin in America", nel 1955 gli mostra "Tintin in Congo". Ma successivamente Hergé modifica ancora la vignetta e ora lo sceicco mostra a Tintin l'albo di "Obiettivo Luna", un'avventura che il ragazzo non solo non ha ancora vissuto, ma dove sono presenti personaggi come il capitano Haddock e il professor Girasole che non ha ancora conosciuto: un vero paradosso temporale!


-Le lotus bleu (Il drago blu, 1933)
Questo è l'albo dove ci sono maggiori differenze nel disegno fra le due versioni. Nell'edizione del 1946 Hergé rimedia alla carenza di documentazione che lo aveva portato a disegnare una Cina assai stereotipata, e fornisce una prova magistrale per quanto riguarda sfondi, palazzi, ideogrammi, ecc. Si può dire che è proprio dalla seconda versione di questo albo che le avventure di Tintin assumono quella ricchezza di dettagli che le caratterizzaranno in seguito.

-L'oreille cassée (L'orecchio spezzato, 1935)
Poco da dire su questa storia, ridisegnata senza grossi cambiamenti.

-L'île noire (L'isola nera, 1937)
Viene ristampata nel 1943 nel nuovo formato di 62 pagine a colori (contro le 128 in bianco e nero della prima versione) senza particolari modifiche se non il rimontaggio delle tavole. Ma poi, nel 1965, Hergé la ridisegna completamente per un'ulteriore nuova versione, a causa delle pressioni ricevute dall'editore inglese Methuen. La storia, che si svolge in Scozia, per i britannici presentava infatti troppe inesattezze. Così Hergé inviò in Gran Bretagna il suo collaboratore Bob De Moor, che visitò tutti i luoghi in cui si svolgeva l'avventura e fece schizzi, fotografie e appunti riguardanti l'aspetto delle scogliere sulla costa, le targhe delle automobili, i ponti ferroviari, le uniformi dei poliziotti, i carri dei pompieri, e così via. L'albo fu totalmente rivisto, con una cura senza precedenti per i dettagli.


-Le sceptre d'Ottokar (Lo scettro di Ottokar, 1938)
Quando l'albo venne ristampato a colori, Hergé ne approfittò per ridisegnare molte sequenze, migliorando gli sfondi e soprattutto "balcanizzando" uniformi e costumi della Syldavia.

-Le crabe aux pinces d'or (Il granchio d'oro, 1940)
Quest'albo è memorabile perché compare per la prima volta il capitano Haddock. Su richiesta degli editori americani, Hergé eliminò alcune sequenze in cui si vedeva il capitano che beve dalla bottiglia (la bevuta rimane, ma fuori campo!) e cambiò una vignetta in cui Allan lo faceva frustare da uno schiavo di colore, ora "trasformato" in un pirata dalla pelle bianca.


-L'etoile mystérieuse (La stella misteriosa, 1942)
Si tratta della prima avventura pubblicata in volume direttamente a colori e nel formato a 62 pagine. Visto il successo ottenuto, tutte le precedenti storie – come abbiamo visto – vennero rimontate e/o ridisegnate e colorate per adeguarle al nuovo formato. Hergé comunque non fu soddisfatto della colorazione e la fece rifare diversi anni più tardi. In quella occasione cambiò anche la bandiera della spedizione "rivale" di quella europea. Nel 1942, infatti, il Belgio era occupato dai nazisti e dunque Hergé aveva dovuto mettere gli americani nella parte dei cattivi. Nell'edizione successiva, al posto della bandiera americana compare quella dello stato immaginario di Sao Rico.

-Le secret de La Licorne (Il segreto del Liocorno, 1942)
-Le trésor de Rackham le Rouge (Il tesoro di Rakam il Rosso, 1943)
È l'avventura su cui si basa il film di Steven Spielberg. Hergé dichiarò in alcune occasioni che questo doppio episodio era il suo preferito. Lo testimonia il fatto che dalla pubblicazione su rivista a quella in volume non ha subito cambiamenti di rilievo (giusto la modifica dei dialoghi di "passaggio" fra la prima e la seconda parte, con Tintin che invita il lettore a procurarsi il volume successivo per sapere come si concluderà l'avventura, mentre nella versione originale annunciava una pausa di un mese e l'avvio di una nuova serie).


-Les sept boules de cristal (Le sette sfere di cristallo, 1943, terminato nel 1946)
La pubblicazione su rivista di questa storia venne interrotta nel 1944 a causa della guerra per essere poi ripresa e portata a termine nel 1946. Nell'edizione in volume viene eliminata una buffa sequenza in cui il capitano a Haddock a teatro rimane "vittima" di un indovino.

-Le temple du soleil (Il tempio del sole, 1946)
È il seguito della precedente. Anche in questo caso mancano dall'edizione finale alcune sequenze che mostrano i nostri eroi nella giungla (una in cui il capitano Haddock mastica foglie di coca e una in cui si riempie le tasche di pepite d'oro trovate nelle grotte del Tempio degli Incas).

-Tintin au pays de l'or noir (Tintin nel paese dell'oro nero, 1939, terminato nel 1948)
È probabilmente la storia di Tintin che ha passato più traversie editoriali. La prima edizione risale addirittura al 1939, ancora in bianco e nero, e doveva seguire "Lo scettro di Ottokar". La guerra fece però cessare le pubblicazioni della rivista sulla quale appariva a puntate, con la storia interrotta a metà. Nel 1948 Hergé decise di completarla e, già che c'era, di ridisegnare la parte già esistente. Ma nel frattempo molte cose nelle avventure di Tintin erano cambiate: adesso c'erano Haddock, Girasole, il castello di Moulinsart, tutti elementi che i lettori si sarebbero stupiti di non trovare nella storia. Così Hergé cercò in qualche modo di reinserirli o almeno di motivare la loro assenza nella prima parte dell'albo. Per esempio, all'inizio dell'avventura Haddock sparisce di colpo per ricomparire dopo una cinquantina di pagine: il buffo è che quando Tintin chiede al capitano dove è stato per tutto quel tempo, Haddock cerca di spiegarglielo ma non ci riesce, limitandosi a dire che "è semplice e complicato allo stesso tempo...". Ma nel 1969, ecco che la storia viene modificata di nuovo! Il solito editore inglese, Methuen, chiede ad Hergé di eliminare alcuni elementi che adesso suonano "scomodi", in particolare il fatto che ebrei e arabi combattano contro gli inglesi (o fra di loro) nella Palestina del 1940 che era sotto occupazione britannica, prima della creazione dello stato di Israele. E così il conflitto viene modificato e diventa quello fra due emiri rivali che lottano per diventare califfi. Già che c'era, Hergé ridisegna molti particolari, in particolare tutte le uniformi militari, le navi e altri dettagli.


-Objectif Lune (Obiettivo Luna, 1950)
-On a marché sur la Lune (Uomini sulla Luna, 1951)
In questa memorabile doppia storia, la censura intervenne soprattutto su un particolare: la lettera che l'ingegner Wolff lascia prima di abbandonare il razzo e di perdersi nello spazio. La frase "Forse per qualche miracolo riuscirò anche io a sopravvivere..." fu imposta a Hergé (come raccontò lui stesso in un'intervista) da "benpensanti che erano turbati dal fatto che stavo mostrando un suicidio. Ma niente affatto, era un sacrificio! Forse la chiesa rifiuta un posto in paradiso al soldato che si fa esplodere insieme al ponte? Ma per uscire da quell'impasse dovetti aggiungere quella stupida frase sul fatto che Wolff potesse scamparla per miracolo. Nessun miracolo era possibile: Wolff era condannato e lo sapeva meglio di chiunque altro".


-L'affaire Tournesol (L'affare Girasole, 1954)
Nessuna modifica sostanziale da segnalare per quest'albo.

-Coke en stock (Coke in stock, 1956)
Questa storia causò ad Hergé diversi problemi. Venne infatti accusato di razzismo perché nell'albo appaiono alcuni africani che parlano (al capitano Haddock) in modo piuttosto stereotipato. Per evitare controversie, Hergé modificò le frasi degli africani ma non quelle di Haddock che rispondeva loro usando lo stesso tipo di linguaggio.

-Tintin au Tibet (Tintin nel Tibet, 1958)
Da questo albo Hergé eliminò una lunga scena con Haddock alle prese con i fuochi d'artificio. Dovette inoltre modificare il logo sull'aereoplano precipitato: un rappresentante della compagnia Indian Airways si era lamentato per la pubblicità negativa ("È scandaloso, nessuno dei nostri aerei è mai precipitato!"). Hergé lo modificò in "Sari-Airways" ma disse che in India operavano così tante compagnie aeree che era possibile che anche questa esistesse davvero...

-Les bijoux de la Castafiore (I gioielli della Castafiore,1961)
-Vol 714 pour Sydney (Volo 714 destinazione Sydney, 1966)
-Tintin et les Picaros (Tintin e i Picaros, 1976)
Per questi ultimi volumi le modifiche sono avvenute solo in fase di lavorazione, e gli albi sono usciti con l'aspetto che hanno ancora oggi.

-Tintin et l'Alph-Art (iniziata nel 1978)
Hergé è morto nel 1983 lasciando incompleta quest'ultima storia, che però è stata pubblicata nella sua versione a matita e layout, con sceneggiatura a fianco.


Bibliografia:
Benoît Peeters, "Tintin et le monde d'Hergé", Casterman 1983.