venerdì 10 aprile 2015

Diamo i numeri (241-300)

Proseguendo con i film che contengono un numero nel titolo, arriviamo stavolta fino a 300. Cominciano ad apparire i primi "buchi": dei film compresi fra 241 e 300 ce ne sono, per ora, solo 54: ne mancano dunque 6. Se avete un titolo da segnalare, fatelo nei commenti (ma ricordate: mi serve la locandina o la copertina del DVD, in modo da certificare che il film esista davvero e che abbia avuto una distribuzione sia pur minima).

Qui i film da 1 a 60.
Qui i film da 61 a 120.
Qui i film da 121 a 180.
Qui i film da 181 a 240.

Aggiornamenti:
Qui i film dal 301 al 360.
Qui i film dal 361 al 420.
Qui i film dal 421 al 480.
Qui i film dal 481 al 540.
Qui i film dal 541 al 600.


Continua... (da 301 a 360)

martedì 24 marzo 2015

L'inizio e la fine dei film

In questo video, il montatore e regista americano Jacob T. Swinney ci mostra (affiancate) le prima e l'ultima inquadratura di 55 celebri film, per lo più recenti. L'effetto è sorprendente.


Per chi non li avesse riconosciuti, sulla pagina originale di Vimeo c'è l'elenco dei film proposti.

sabato 14 febbraio 2015

L'incoronazione di Poppea (La Scala 2015)

Dopo circa tre anni, grazie al biglietto donatomi da un amico, sono tornato alla Scala! In programma c'era "L'incoronazione di Poppea", opera del tardo Monteverdi (la compose poco prima della sua morte, nel 1643, probabilmente con la collaborazione di alcuni musicisti più giovani). A differenza de "L'Orfeo", l'unico altro lavoro del compositore che conoscevo bene, l'opera mi è sembrata più complessa e stratificata strutturalmente, con un intreccio vorticoso di personaggi di vario genere e soprattutto di varia impronta vocale: al consueto ventaglio di voci maschili e femminili alte e basse, si aggiungono donne in parti maschili (Ottone) e uomini in parti femminili (la Nutrice)! Anche il taglio del libretto di Giovanni Busenello è interessante, con il trionfo finale degli amanti (Nerone e Poppea) a scapito dei personaggi moralmente più "giusti" (Ottone, Drusilla, Ottavia, Seneca): naturalmente gli spettatori, conoscendo gli eventi storici, ben sanno che la vittoria dell'amore sopra la virtù è solo temporanea.



Mi è piaciuta molto la messa in scena, con la regia di Robert Wilson che sfrutta una scenografia minimalista ma non povera, caratterizzata (come i costumi dei cantanti) da una tavolozza cromatica limitata e dalle tinte rigorosamente fredde (altro che passione!) per donare alle scene un'aura irreale e fuori dal tempo. Gli stessi attori, in costumi più seicenteschi che anticoromani, si muovono spesso in pose fisse, come marionette o figurine di qualche vecchia illustrazione, spesso immobili e ben distanti gli uni dagli altri: ma il tutto non va a discapito della dinamicità degli eventi narrati. Bene il comparto musicale (un'orchestra – diretta da Rinaldo Alessandrini – notevolmente ridotta, quasi da camera, alle prese con strumenti antichi) e vocale (tutti gli interpreti, anche quelli in parti minori, mi sono sembrati di ottima qualità. Fra i tanti spiccavano Miah Persson nel ruolo di Poppea, Leonardo Cortellazzi in quello di Nerone, Monica Bacelli come Ottavia e Andrea Concetti come Seneca).

sabato 31 gennaio 2015

JoJo 3: Stardust Crusaders - Nuove sigle

I protagonisti della terza serie de "Le bizzarre avventure di JoJo", attualmente in programmazione sulla tv giapponese, sono giunti in Egitto, sempre più vicini al loro obiettivo. Per l'occasione, sono state cambiate le sigle. La nuova opening, "End of the World", è interpretata dai tre cantanti delle precedenti sigle d'apertura, ovvero Hiroaki "Tommy" Tominaga, Coda e Jin Hashimoto.


Stavolta, come sigla finale, abbiamo la commovente "Last Train Home" (1987) del Pat Metheny Group.


Ma, sorpresa: nel buffissimo episodio dedicato ai fratelli Oingo & Boingo (portatori degli stand Khnum e Thoth) c'è stata una speciale sigla bonus, disegnata nello stesso stile del bizzarro fumetto-stand del fratello minore.

giovedì 1 gennaio 2015

Il 2014 al cinema

Un'annata complessivamente mediocre, inferiore senza dubbio a quella precedente. Fra i film che ho visto al cinema nel 2014, ho difficoltà a scegliere quale sia stato il migliore. Se la giocano "Il regno d'inverno - Winter Sleep" del turco Nuri Bilge Ceylan (vincitore della Palma d'Oro a Cannes), il tour de force filippino "From what is before" di Lav Diaz e la delicata pellicola francese "Le dernier coup de marteau" di Alix Delaporte. Molto bene anche "Lei" di Spike Jonze (un regista con cui finora ero stato in scarsa sintonia), "Mommy" di Xavier Dolan, "Melbourne" di Nima Javidi e "Boyhood" di Richard Linklater (un po' sopravvalutato, a dire il vero). Ma meritano anche "Lettere di uno sconosciuto" di Zhang Yimou, "Figlio di nessuno" di Vuk Ršumovic e "Interstellar" di Christopher Nolan, per non parlare dell'ultimo film d'animazione di Hayao Miyazaki, "Si alza il vento", e della pellicola di SF hollywoodiana "Edge of Tomorrow" di Doug Liman. In campo supereroistico, ho apprezzato su tutti "X-Men: Giorni di un futuro passato" di Bryan Singer.

Mi aspettavo sicuramente di più da Lars Von Trier (il tanto discusso "Nymphomaniac" mi è sembrato il suo lavoro più debole e, paradossalmente, meno estremo), da Steve McQueen (il pluripremiato "12 anni schiavo", giunto dopo due grandi pellicole, è finora il suo film peggiore) e da Martin Scorsese (non sono rimasto impressionato da "The wolf of Wall Street", che ho trovato monotono e poco coinvolgente), così come dalla trilogia de "Lo Hobbit" (che Peter Jackson ha finalmente concluso con un terzo capitolo, "La battaglia delle cinque armate", perlomeno migliore del precedente). E pur trovandoli gradevoli e interessanti, non andrei molto al di là di un'ampia sufficienza per film come "Snowpiercer" di Bong Joon-ho, "Sils Maria" di Olivier Assayas, "Leviathan" di Andrey Zvyagintsev, "Due giorni, una notte" dei Dardenne, "One on one" di Kim Ki-duk, e prodotti di intrattenimento come "Guardiani della galassia" di James Gunn e "Big Hero 6" della Disney.

Veniamo alle note dolenti. Innanzitutto il cinema italiano: quest'anno decisamente non pervenuto. Speriamo nell'anno prossimo, quando torneranno Garrone e Sorrentino. Quanto al resto, direi più male che bene per il polpettone "Noah" di Darren Aronofsky, per "Solo gli amanti sopravvivono" di Jim Jarmusch, "Maps to the stars" di David Cronenberg, "Jimmy's hall" di Ken Loach, "Pasolini" di Abel Ferrara e "Good Kill" di Andrew Niccol. Malino anche i sequel "I mercenari 3" e "Sin City: Una donna per cui uccidere", nonché il deludentissimo "Devil's Knot – Fino a prova contraria" di Atom Egoyan. Ma il punto più basso dell'annata, la palma di film peggiore fra quelli visti in sala nel 2014, va a "The counselor – Il procuratore" di un Ridley Scott che sembra ormai, ahimè, sul viale del tramonto.

domenica 14 dicembre 2014

Aristotele