mercoledì 27 agosto 2014

Diamo i numeri (121-180)

Andare avanti con i film che contengono un numero nel titolo diventa sempre più difficile. In questo blocco ho avuto alcune difficoltà a trovarli tutti: inizialmente c'erano dei buchi, che però pian piano sono riuscito a colmare. Inoltre bisogna ricorrere a pellicole sempre più oscure, o addirittura amatoriali.

Qui i film da 1 a 60.
Qui i film da 61 a 120.

Aggiornamenti:
Qui i film dal 181 al 240.
Qui i film dal 241 al 300.
Qui i film dal 301 al 360.
Qui i film dal 361 al 420.
Qui i film dal 421 al 480.
Qui i film dal 481 al 540.
Qui i film dal 541 al 600.


Continua... (da 181 a 240)

lunedì 30 giugno 2014

Fumettisti per Clear

Nel 1986 lo shampoo Clear lanciava una campagna pubblicitaria a fumetti. L'idea non era certo nuova, ma a contraddistinguerla c'era il calibro degli autori coinvolti: alcuni dei più grandi disegnatori italiani di allora, nientemeno che Pazienza, Toppi, Manara, Crepax e Mattioli, ognuno col proprio stile! Altri tempi...

Milo Manara (1)

Andrea Pazienza

Guido Crepax

Milo Manara (2)

Sergio Toppi

Massimo Mattioli

lunedì 21 aprile 2014

La storia della musica in 7 minuti

Un video realizzato da un disegnatore spagnolo (Pablo Ruiz Morales de los Rios) che ripercorre in pochi minuti la storia della musica occidentale dagli albori dell'umanità ai giorni nostri...

martedì 15 aprile 2014

JoJo 3: Stardust Crusaders - Le sigle

A un anno di distanza, in Giappone è ricominciata la serie animata de "Le bizzarre avventure di JoJo"! Siamo giunti al terzo arco narrativo, il più popolare, ovvero "Stardust Crusaders". Protagonista è Jotaro Kujo, nipote del precedente Joseph Joestar, che con un gruppo di compagni viaggia dal Giappone all'Egitto (siamo nel 1988) per affrontare il perfido Dio Brando, l'uomo che aveva ucciso il suo trisnonno Jonathan. In questi episodi fanno finalmente la loro comparsa gli "Stand", ovvero le assurde abilità psichiche che più di ogni altra cosa caratterizzano la serie di JoJo: ci sarà da divertirsi!

La spettacolare sigla d'apertura, "Stand Proud", è cantata da Jin Hashimoto.


E come sigla finale c'è il classico "Walk Like an Egyptian" delle Bangles (1985).

mercoledì 9 aprile 2014

Ken Parker (edizione definitiva)



Da dopodomani, in edicola e in libreria, sarà disponibile il primo volume dell'edizione definitiva di Ken Parker, la grande serie western creata nel 1977 da Giancarlo Berardo e Ivo Milazzo per la Sergio Bonelli Editore (allora chiamata Cepim) e proseguita nel corso dei vent'anni successivi attraverso vari editori, vari formati e varie collane. Si tratta di una saga ad ampio respiro, dove l'avventura si fonde con la poesia, i grandi spazi della frontiera americana sono il palcoscenico di atti di eroismo, di grande umanità, di tragedia e di commedia, e i temi trattati spaziano a tutto campo, spesso andando oltre i confini di ciò che si attende da un racconto western. Merito di un pugno di autori (oltre ai due creatori, vanno ricordati i disegnatori Giorgio Trevisan, Giancarlo Alessandrini, Bruno Marraffa, Carlo Ambrosini, Sergio Tarquinio e Pasquale Frisenda, e gli sceneggiatori Alfredo Castelli, Tiziano Sclavi e Maurizio Mantero) che hanno saputo "uscire dai canoni" e offrire una rilettura personale, poetica, ironica o drammatica, della storia americana dei diciannovesimo secolo. Questa edizione, che per l'occasione sarà "rivista e corretta" dagli autori, ospiterà anche un racconto conclusivo realizzato per l'occasione, che porrà la parola fine alle avventure del personaggio (come richiesto a gran voce dagli appassionati sin dal 1998, quando fu pubblicata l'ultima storia, che lasciava la saga con un finale aperto). L'edizione sembra davvero ottima: sono previsti 50 volumi settimanali di grande formato (più grandi di un Bonelli, dunque) di circa 200 pagine ciascuno, in gran parte in bianco e nero (con l'eccezione di quelli con le storie apparse originariamente a colori, che verranno riproposte nella corretta quadricromia). Per chi non conosce il personaggio, ma anche per chi possiede le storie in un'infinità di formati diversi o non fosse soddisfatto delle precedenti ristampe cronologiche (quella più recente, di Panini Comics, era per esempio in un formato ridotto), è un'occasione da non perdere!



venerdì 21 marzo 2014

Expendables 3

Hype a mille!
Fra le new entry di questo terzo capitolo: Harrison Ford, Antonio Banderas, Mel Gibson, Wesley Snipes.

mercoledì 15 gennaio 2014

Tutto Scarpa!



Un altro sogno che si avvera! Dopo le serie cronologiche di Carl Barks e Floyd Gottfredson, arriva in edicola (ogni lunedì, allegata al Corriere della Sera o a La Gazzetta dello Sport) la raccolta completa dell'opera omnia di Romano Scarpa, il più grande autore Disney italiano.
Anche chi non è un appassionato, dovrebbe almeno procurarsi i primi 6-7 volumi (per un totale di 48) dell'opera, contenenti alcuni dei più grandi capolavori della produzione Disney italiana degli anni sessanta: storie come "Il doppio segreto di Macchia Nera", "Le lenticchie di Babilonia", "L'unghia di Kalì", "La dimensione Delta", "Le sorgenti mongole", "L'uomo di Ula-Ula", "La collana Chirikawa"... una più bella dell'altra, una serie incredibile di lavori in cui il veneziano Scarpa è in grado contemporaneamente di rifarsi ai maestri che l'hanno preceduto (Barks e Gottfredson, per l'appunto: forse è l'unico autore al mondo che può essere definito l'erede di entrambi!) e di sviluppare uno stile personale, indipendente e (per quanto possa sembrare assurdo) al contempo italiano e universale. La sua capacità di dare vita a personaggi umanissimi (pari, in questo, soltanto ai due "grandi" già citati) si sposa con l'abilità di sviluppare soggetti originali e trame accattivanti, con frequenti rimandi al cinema (Hitchcock in particolare) e alla letteratura. Autore completo per gran parte della sua carriera iniziale, diraderà in seguito le sceneggiature per dedicarsi solo ai disegni, illustrando testi di Guido Martina, Rodolfo Cimino e tanti altri. È da ricordare anche come il creatore di numerosi personaggi entrati a far parte di diritto del "canone" disneyano, fra i quali Brigitta, Trudy, Atomino Bip-Bip, Filo Sganga, Paperetta Yè-Yè e Gancetto.
Ogni volume della collana conterrà ben 360 pagine, dunque quasi il doppio rispetto alle serie precedenti. Inutile dire che ritengo l'operazione altamente meritoria e imperdibile. Questa volta, nonostante il titolo "ombrello" ("Le più grandi storie Disney"), in copertina figura anche il nome dell'autore, com'è giusto che sia: segno che si sta cominciando a capire che il target di questo tipo di collane non è soltanto il lettore casuale, ma anche e soprattutto il fan collezionista e filologo.

mercoledì 1 gennaio 2014

Il 2013 al cinema

Buonissima annata per il cinema, con diversi film da ricordare. Nella mia personale classifica, la palma di miglior pellicola vista in sala nel 2013 va a "La grande bellezza" di Paolo Sorrentino, un capolavoro ingiustamente snobbato dalla giuria del Festival di Cannes (ma ha già cominciato a rifarsi, vincendo gli Oscar europei ed entrando nelle nomination dei Golden Globe e degli Oscar americani, per quello che valgono questo tipo di premi). Era da tempo che non uscivo così soddisfatto dalla visione di un film italiano: d'altronde proprio Sorrentino è, insieme a Matteo Garrone, il miglior talento attuale della nostra cinematografia. L'anno si era aperto con un altro grande film, anch'esso snobbato dalla critica (ma pure dal pubblico): "Cloud Atlas", opera fluviale a sei mani dei fratelli Wachowski e di Tom Tykwer, con sei storie che si intrecciano su diverse scale temporali. E sullo stesso livello di eccellenza metterei anche l'affascinante "Gravity" di Alfonso Cuarón e il sorprendente "Locke" di Steven Knight (un titolo, quest'ultimo, visto al Festival di Venezia e che non ha ancora goduto di una distribuzione regolare nelle nostre sale).

Ma non finisce qui: il 2013 ci ha portato altri ottimi film, come "Venere in pelliccia" di Roman Polanski, "Still Life" di Uberto Pasolini, "Nella casa" di François Ozon, "Solo Dio perdona" di Nicolas Winding Refn, "Il passato" di Asghar Farhadi, "The grandmaster" di Wong Kar-wai, "La vita di Adele" di Abdellatif Kechiche (un po' sopravvalutato, a dire il vero) e "Il tocco del peccato" di Jia Zhang-ke. E subito dietro, non dimentichiamo "Qualcuno da amare" di Abbas Kiarostami, "No – I giorni dell'arcobaleno" di Pablo Larraìn, "Confessions" di Tetsuya Nakashima e "Miss Violence" di Alexandros Avranas. Ai festival si sono anche visti (e speriamo che nel 2014 giungano nelle sale italiane) "Father and son" di Hirokazu Koreeda, "Nemico di classe" di Rok Biček, "Tutto sua madre" di Guillaume Gallienne e "Tom à la ferme" di Xavier Dolan. Se il cinema d'autore ha fatto faville, non di meno è stato quello popolare (sempre che la distinzione abbia ancora senso). La fantascienza, oltre ai già citati "Gravity" e "Cloud Atlas", ci ha regalato perle come "Pacific Rim" di Guillermo del Toro e "Oblivion" di Joseph Kosinski (nonché "The zero theorem" di Terry Gilliam, anch'esso in attesa di distribuzione). Il fantasy ha naturalmente il suo portabandiera nel secondo capitolo de "Lo Hobbit" di Peter Jackson (anche se non mi ha entusiasmato come speravo). La commedia romantica e familiare mette sul piedistallo "Questione di tempo" di Richard Curtis, quella di costume "Don Jon" di Joseph Gordon-Levitt.

Fin qui le note liete: veniamo alle parziali delusioni. Non hanno brillato né il cinema d'animazione ("Monsters University", "Frozen"), né quello di supereroi ("Iron Man 3", "Thor 2", "L'uomo d'acciaio"). Sul fronte degli autori, mi aspettavo sicuramente di più da "Django Unchained" di Quentin Tarantino (ottima la prima ora, molto meno il resto) e "Gli amanti passeggeri" di Pedro Almodóvar. Buoni, ma nulla di più, "Giovane e bella" di Ozon e "Nebraska" di Alexander Payne, interessanti ma sopravvalutati gli americani "Re della terra selvaggia" di Benh Zeitlin e "Il lato positivo" di David O. Russell. Pollice decisamente verso, infine (ma senza sorprese: sono tutti registi che non amo particolarmente), per "Lincoln" di Spielberg (noiosissimo), "The master" di Paul Thomas Anderson, "Frankenweenie" di Tim Burton, "Il grande Gatsby" di Baz Luhrmann e "C'era una volta a New York" di James Gray. Tornando al cinema italiano, dietro al citato Sorrentino c'è il vuoto. Si salvano comunque, per motivi diversi, "Viva la libertà" di Roberto Andò, "Zoran, il mio nipote scemo" di Matteo Oleotto, e in parte "La prima neve" di Andrea Segre. Nulla di che "Sacro GRA" di Gianfranco Rosi (discutibilissimo il Leone d'Oro a Venezia) e "L'arte della felicità" di Alessandro Rak, pessimi "Via Castellana Bandiera" di Emma Dante e "La variabile umana" di Bruno Oliviero. Ma il peggior film dell'anno, a mani basse, resta l'imbarazzante "The canyons" di Paul Schrader.