sabato 19 maggio 2018

Le migliori cinematografie nazionali

Quali sono le più importanti industrie cinematografiche al mondo, per diffusione, popolarità, varietà, influenza storica e artistica anche al di fuori dei propri confini? Provo a stilare una top ten.

1) Stati Uniti d'America


Pochi dubbi su quale cinematografia debba essere al primo posto: quella americana. E non parliamo solo di Hollywood e dei suoi prodotti commerciali (che pure, per aver invaso tutto il mondo e aver fatto presa su pubblici di ogni genere, qualche merito dovranno pur averlo: anche altre nazioni producono grandi quantità di film – penso per esempio all'India o alla Nigeria – che rimangono però confinati al pubblico locale). Il linguaggio stesso del cinema moderno è nato negli USA, grazie a pionieri come David Wark Griffith e il suo "Nascita di una nazione". Il passaggio definitivo del cinema dall'artigianato all'industria su larga scala è avvenuto qui, già nel periodo del cinema muto (con produzioni in serie) e poi con la nascita delle major. Per non parlare dello star system e della popolarità di attori (John Wayne, Humphrey Bogart, Marilyn Monroe, James Dean) e registi (Frank Capra, Orson Welles, Howard Hawks). Ma soprattutto quella americana è la vera e unica industria cinematografica mondiale perché accoglie dentro di sé idee e cineasti di ogni altro paese. Proprio come la società americana è multiculturale e affonda le radici del proprio successo nell'immigrazione da tutto il mondo, anche la fortuna del suo cinema l'hanno fatta autori europei (Charlie Chaplin, Fritz Lang, Billy Wilder) o comunque dalle origini più disparate (asiatici, italo-americani, afro-americani). Ha inventato e popolarizzato generi come il western, il musical, la commedia sofisticata. Si è saputa rinnovare a più riprese (si pensi alla New Hollywood, con Francis Coppola, George Lucas, Steven Spielberg). Ha prodotto le pellicole più iconiche e di maggior successo della storia del cinema (da "Via col vento" a "Il mago di Oz", da "Casablanca" a "Quarto potere", da "Il Padrino" a "Guerre stellari", da "Pulp Fiction" a "Titanic"). Organizza il premio cinematografico più popolare al mondo (gli Oscar). Sa produrre pellicole indipendenti come grandi successi commerciali, e oggi sforna a getto continuo blockbuster internazionali. Infine, se nel resto del mondo si produce un qualche successo, possiamo stare sicuri che prima o poi gli americani ne faranno un remake (magari assoldando lo stesso regista dell'originale, assorbendolo all'interno del proprio sistema).

2) Francia

Al secondo posto, la Francia. Non solo i cugini transalpini hanno inventato il cinema (almeno ufficialmente, con i fratelli Lumière: ma in ogni caso, anche prima di loro, ci sono stati pionieri come Louis Augustin Le Prince ed Étienne-Jules Marey) e gli effetti speciali (con Georges Méliès), non solo hanno dato origine a correnti artistiche che hanno influenzato tutto il mondo (dal realismo poetico di Marcel Carné e Jean Renoir, alla Nouvelle Vague di Jean-Luc Godard, François Truffaut ed Eric Rohmer), non solo ospitano il festival di cinema più importante al mondo, quello di Cannes, ed editano le uniche riviste internazionali che reggono il confronto con quelle in inglese, ma sono l'unica nazione che può competere con gli USA sul loro stesso terreno per varietà, diffusione, influenza e popolarità, sfornando al contempo prodotti commerciali o popolari e cinema d'autore.

3) Giappone

Arrivato tardi sulla scena internazionale (praticamente rimanendo un oggetto sconosciuto in occidente fino a "Rashomon" nel 1950), il Giappone si è rifatto con gli interessi. Può vantare alcuni dei registi e dei film più importanti della storia della settima arte, a partire dalle opere del trio Akira Kurosawa, Yasujiro Ozu e Kenji Mizoguchi, attivi sin dagli anni trenta ma "esplosi" definitivamente negli anni cinquanta. Anche in seguito ha continuato a sperimentare e a innovare a più riprese, spaziando in tutte le direzioni e dando vita a nuove tendenze (con autori come Nagisa Oshima, Shohei Imamura, Takeshi Kitano, Hirokazu Koreeda). E inoltre non dimentichiamoci del cinema d'animazione, dove il paese del Sol Levante è probabilmente al primo posto (basti pensare a Hayao Miyazaki).

4) Italia

Il cinema italiano ha dominato a tratti in almeno tre fasi: all'epoca del muto (con i kolossal storici come "Cabiria"), nel dopoguerra con il Neorealismo (Vittorio De Sica, Roberto Rossellini e Federico Fellini hanno influenzato tutto il mondo) e negli anni '60/'70 con il cinema di genere (dai western di Sergio Leone agli horror di Dario Argento, passando per poliziotteschi e commedie all'italiana con registi come Dino Risi, Mario Monicelli, Pietro Germi ed Elio Petri). L'Italia vanta anche il maggior numero di premi Oscar al miglior film straniero, più di ogni altro paese (sopravanzando anche la Francia) e in generale riceve regolarmente riconoscimenti in tutti i maggiori festival. Eccelle infine a livello tecnico, esportando a getto continuo direttori della fotografia, scenografi, costumisti, compositori.

5) URSS (e Russia)

Basterebbe il periodo del muto per dare al cinema russo/sovietico un posto di rilievo nella storia. La scuola del montaggio, con teorici come Lev Kuleshov e autori come Dziga Vertov, Vsevolod Pudovkin, Aleksandr Dovzhenko e soprattutto Sergei Eizenstein (con "La corazzata Potemkin"), ha influenzato generazioni di cineasti. Nel dopoguerra, purtroppo, c'è un forte calo, anche per via dei troppi prodotti di propaganda. Ma Sergei Paradzanov e soprattutto Andrei Tarkovskij dimostreranno che anche in URSS era possibile produrre opere di grande creatività. In tempi più recenti, Nikita Michalkov, Aleksandr Sokurov e Andrei Zvyagintsev continuano a tenere alta la bandiera russa.

6) Germania

Anche per la Germania vale un discorso simile a quello della Russia. Se ci limitassimo alla prima metà del XX secolo, il cinema tedesco sarebbe probabilmente nella top 3. Per tutti gli anni venti e trenta, in particolare, la corrente dell'Espressionismo è stata una delle forze motrici della settima arte, con autori come Friedrich W. Murnau e Fritz Lang sugli scudi (ma anche, nel campo della commedia, Ernst Lubitsch) e film come "Il gabinetto del dottor Caligari" di Robert Wiene. Nel dopoguerra, si è dovuto attendere gli anni settanta per una rinascita, grazie a Werner Herzog, Wim Wenders e Rainer Werner Fassbinder. E non dimentichiamo "Heimat" di Edgar Reitz.

7) Iran

Qualcuno si sorprenderà della presenza dell'Iran al settimo posto, anche perché la cinematografia persiana è balzata all'interesse dell'occidente soltanto dagli anni settanta/ottanta in poi. Povera di mezzi ma ricchissima di idee, popolarissima in patria (dove è una vera e propria fabbrica di sogni), ha saputo però conquistare il pubblico di tutto il mondo e vincere premi su premi ai maggiori festival internazionali, dove i film iraniani sono ormai una presenza stabile e irrinunciabile. Autori come Abbas Kiarostami, Mohsen Makhmalbaf, Amir Naderi, Jafar Panahi e, oggi, Asghar Farhadi (vincitore già di due Oscar) hanno prodotto pellicole geniali e indimenticabili.

8) Gran Bretagna

Offuscato dallo splendore del cinema americano (spesso i prodotti britannici sono confusi con quelli made in USA, visto che ne condividono la lingua e talvolta registi e interpreti), quello inglese è comunque un cinema di tutto rispetto e di grande qualità, assai attivo sin dall'epoca del muto. Molti grandi registi considerati americani sono in realtà inglesi e hanno cominciato la propria carriera in patria (Charlie Chaplin, Alfred Hitchcock, David Lean). Negli anni sessanta, il movimento del "Free Cinema" ha stupito l'Europa per l'attenzione ai temi sociali (di cui Ken Loach è l'erede). E non dimentichiamo le influenze teatrali e shakesperiane (Laurence Olivier, Kenneth Branagh) e le sperimentazioni (Peter Greenaway).

9) Hong Kong

Più che il cinema cinese, è quello dell'ex colonia britannica ad aver conquistato, per popolarità, le platee non solo del Sud-Est asiatico ma di tutto il mondo. Merito di prodotti di genere come i film di arti marziali, che sin dagli anni settanta (grazie in particolar modo a Bruce Lee), sono diventati popolarissimi. Gli eredi di Lee, come Jackie Chan o Jet Li, hanno continuato a mantenere alta l'attenzione sulla colonia. Ma è negli anni ottanta e novanta che il cinema di Hong Kong ha conosciuto il suo momento di gloria, con un sistema produttivo assai prolifico e registi come John Woo, Wong Kar-Wai e Johnnie To. Con il passaggio alla Cina (1997), finisce l'età dell'oro e inizia il declino.

10) India

Nonostante l'enorme produzione di film, la cinematografia indiana figura così in basso nella mia lista solo perché, a differenza di tutte quelle finora presentate, non ha mai saputo veramente conquistare il pubblico di altre parti del mondo. A parte Pakistan e Bangladesh (e naturalmente gli emigrati di questi paesi che vivono in Europa o altrove), Bollywood e in generale il cinema indiano (con i suoi musical colorati) non hanno mai incuriosito più di tanto la comunità internazionale (cinefili esclusi). Certo, negli anni cinquanta c'è stato un lieve interesse (grazie ad autori come Satyajit Ray, Guru Dutt e pochi altri), ma è stato un fuoco di paglia. Le caratteristiche uniche e distintive, il numero di film prodotti e il vasto star system lo rendono comunque un cinema degno di figurare nella top ten.

Fuori dalla top ten: menzioni speciali
Per l'Europa: Svezia, Danimarca, Spagna, Polonia, Cecoslovacchia, Turchia
Per l'Africa: Nigeria, Egitto
Per l'Asia: Corea del Sud, Cina, Taiwan
per l'America Latina: Messico, Argentina, Brasile

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