martedì 20 maggio 2008

Omeopati e pure censori

È di qualche giorno fa la notizia della morte di una ragazzina diabetica perché una dottoressa omeopata aveva consigliato ai suoi genitori di sostituire la terapia di insulina che stava seguendo con la somministrazione di un intruglio a base di vitamine. E della mancanza di scientificità dell'omeopatia, i cui effetti non sono migliori di quelli di un placebo, si potrebbe discutere a lungo.

Ma non è di questo che volevo parlare, bensì della statura morale e professionale di una delle tante organizzazioni che pretendono di relazionarsi "alla pari" sull'argomento con il mondo scientifico e accademico, senza però accettarne le regole, in maniera non dissimile dai creazionisti quando cercano di dare una patina di scientificità alle loro convinzioni. Soltanto di recente sono infatti incappato in un interessante articolo di Ben Goldacre, pubblicato su The Guardian il 20 ottobre 2007, del quale consiglio la lettura.

Qui c'è la notizia originale, qui invece lo stesso articolo è postato nel suo blog www.badscience.net, con tanto di fonti e di commenti.

giovedì 8 maggio 2008

Mythèon, episodio 8

L'ottavo episodio di Mythèon (online come sempre su www.mazzate.com) è letteralmente diviso in due. Avrei dovuto disegnarlo tutto io (era dalla prima parte del quinto episodio che non mi dedicavo alle matite), ma dopo sei pagine Matt mi ha chiesto di poter realizzare la parte conclusiva del capitolo. Gli ho lasciato anche mano libera nella sceneggiatura per le tavole 8-10, raccomandandogli solo di far giungere i nostri eroi incolumi nella sala di controllo (a proposito, è divertente confrontare come l'ha disegnata lui in questa tavola e come l'avevo introdotta io in questa). L'ultima tavola rivela finalmente l'identità del nemico, quindi non andate a sbirciare!

domenica 20 aprile 2008

Aiuto, vogliono distruggere l'universo!


Due deficienti, che hanno forse visto troppi film di fantascienza e hanno studiato troppa poca fisica, hanno chiesto al tribunale delle Hawaii di bloccare la costruzione del Large Hadron Collider (LHC), il più potente acceleratore di particelle mai progettato, perché potrebbe essere la causa di "apocalisse e catastrofi cosmiche". L'acceleratore, infatti, sarà così potente da generare al suo interno microscopici buchi neri in grado eventualmente di inghiottire l'intera Terra se non addirittura tutto l'universo (!!!). Fortunatamente il LHC non sorge su territorio americano ed è un progetto di un'organizzazione intergovernativa europea (il CERN), dunque non dovrebbero esserci problemi per un esperimento che dovrebbe rappresentare uno dei traguardi più entusiasmanti della fisica delle alte energie (scopriremo finalmente il bosone di Higgs?). Quanto ai buchi neri, è la massa a renderli pericolosi: quelli prodotti dall'urto di poche particelle, seppur molto energetiche, sarebbero destinati a scomparire da soli nell'arco di frazioni di secondi, proprio come già capita, secondo le teorie, a quelli che vengono continuamente generati, anche nel momento in cui state leggendo, dai raggi cosmici.

venerdì 4 aprile 2008

Napoleone a Waterloo

Ecco un esempio della cultura di chi dirige le grandi aziende italiane, nonché della pochezza di un certo stile di "motivatori" aziendali. Si tratta di un top manager di Telecom Italia che arringa i propri dipendenti. Oltre all'impagabile gaffe su Napoleone, vi faccio notare la retorica, il lessico, la grammatica, le volgarità e naturalmente le numerose metafore calcistiche disseminate in meno di due minuti.


Questo è il messaggio a cui tengo molto.
Perché ho la faccia incazzata?
Ho la faccia incazzata perché... respiro sfiducia...
respiro aria di aspettativa...
respiro quelle facce da senso critico1
come quando uno vede una partita di pallone,
non ce la fa, tutti sono professori.
Perché?
Perché la gente legge i giornali, vede il titolo, si rimbalza,
si crea dei grandi film che sono tutte cazzate.
Oggi non parlo di Alessandro, parlo di Napoleone.
Napoleone a Waterloo, una pianura, in Belgio,
fece il suo capolavoro.
Tutti lo davano per... fatto, per cotto.
Per la supremazia degli avversari, ci aveva cinque grandissime nazioni contro,
delle forze in campo.
Però strategia, chiarezza delle idee, determinazione, forza,
Napoleone fece il suo capolavoro a Waterloo.
Allora, le facce scettiche... le facce di... non servono a un cazzo.
Questa è una delle aziende più belle che esiste al mondo.
E allora, forte di questa convinzione,
noi dobbiamo dimostrare che questo è un fatto.
Piangersi addosso non serve assolutamente a gnente.
E come nel momento duro2
dagli spalti la gente ti dice
"Ehh, la squadra non gira, non corrono..."
Bene, correte di più,
stringete i denti,
prova di carattere.
E allora dagli spalti vi applaudiranno,
perché voi andrete e segnerete,
come fece Napoletone3 a Waterloo...

1 E che c'è di male nell'avere senso critico?
2 Quando il gioco si fa duro (cit. Blutarsky)
3 sic!

Aggiornamento: Segnalo un interessante post di commento alla vicenda:
Può insegnare qualcosa il caso Luciani?

giovedì 3 aprile 2008

Gli attori di 20th Century Boys

Visto che sono in vena di anticipazioni di film tratti da (splendidi) fumetti, ecco chi saranno gli attori, secondo l'IMDb, della trilogia tratta da "20th Century Boys" di Naoki Urasawa: nell'ordine, Toshiaki Karasawa (Kenji), Etsushi Toyokawa (Occho), Takako Tokiwa (Yukiji). Non sono foto di scena. Il primo film dovrebbe uscire in Giappone il 30 agosto 2008.

sabato 29 marzo 2008

Mythèon, episodio 7

Nel settimo capitolo di Mythèon spiccano i bei disegni di Matt, che io ho cercato di rovinare con le mie chine frettolose (nell'ultima tavola ho addirittura cancellato il portale dal quale usciva la navetta perché non avevo voglia di inchiostrarlo! ^-^;). Avete notato come il design dei personaggi (vedi per esempio Pietro, nell'immagine qui a fianco) sia diventato più realistico? Da questo episodio, inoltre, la storia si fa davvero incalzante e correrà a vele spiegate verso la conclusione: aspettatevi una serie di cliffhanger!

domenica 9 marzo 2008

I personaggi di Watchmen

Manca un anno all'uscita del film di Watchmen (prevista per il 6 marzo 2009) e ancora non so se illudermi che il regista di "300", Zack Snyder, riesca a combinare qualcosa di buono oppure no. Nel frattempo, sono state rese pubbliche le prime immagini dell'aspetto che avranno i personaggi. Che dire? Il comico e Rorschach sono convincenti, gli altri un po' meno...


giovedì 6 marzo 2008

Volare troppo fa male

Da E-Polis Milano di oggi:

venerdì 29 febbraio 2008

Ma non ha vinto il Nobel

Secondo l'onorevole Gabriella Carlucci di Forza Italia, un fisico o in generale uno scienziato non può essere considerato di valore se non ha vinto almeno il Nobel. Come dire che un calciatore non vale niente se non ha vinto il mondiale, un regista è un incapace se non ha vinto l'Oscar, o una soubrette non può far politica se non ha vinto un Telegatto. La discutibile affermazione (che fa capire anche molte cose sullo stato della ricerca scientifica in questo paese) è stata espressa nel tentativo di screditare Luciano Maiani, candidato alla riconferma della presidenza del CNR e reo di essere uno dei firmatari del documento che chiedeva al rettore dell'università La Sapienza di riconsiderare la decisione di invitare il papa a parlare all'inaugurazione dell'anno accademico.

Dopo aver scritto una lettera a Prodi in cui diceva peste e corna del lavoro di Maiani, citando come fonte un illustre fisico con cui lo scienziato italiano (anzi, sammarinese) ha collaborato, Sheldon Lee Glashow, la Carlucci ha ricevuto la piccata replica di quest'ultimo che smentiva completamente le dichiarazioni dell'onorevole e ribadiva invece la propria stima nei confronti di Maiani. Al che Gabriella ha replicato in maniera puerile con la frase in oggetto, che cito testualmente: "Se Maiani e i suoi amici sono, come Lei dice, luminari stellari stimatissimi in tutto il mondo, perché non hanno mai vinto il premio Nobel?". Tutto il surreale carteggio si può leggere in rete, anche sul blog della Carlucci (che naturalmente viene massacrata nei commenti dai suoi stessi lettori): io linko questo blog perché riassume bene la situazione e cita tutte le fonti originali.

P.S. Maiani è poi stato riconfermato presidente del CNR. Glashow è celebre i suoi contributi all'unificazione delle forze elettromagnetiche e deboli insieme ai colleghi Salam e Weinberg, primo passo verso la grande unificazione (il lavoro gli valse il premio Nobel nel 1979, quindi lui è sicuramente uno scienziato di valore!).

lunedì 25 febbraio 2008

Mythèon, episodio 6

Di tutti gli episodi, il sesto (online come gli altri su www.mazzate.com) è quello per cui devo assumermi i minori meriti e le minori colpe. È stato infatti interamente disegnato dal bravissimo Max, al quale avevo lasciato carta bianca anche per la sceneggiatura delle prime dieci pagine (mi ero invece riservato le ultime due, molto importanti nell'economia della vicenda). L'idea della torre segreta che i personaggi cercano di raggiungere proviene naturalmente dal ciclo di romanzi de "Il mondo del fiume" di Philip J. Farmer, principale fonte di ispirazione dell'intera saga di Mythèon. L'episodio, purtroppo, costituisce anche l'ultima collaborazione di Max alla serie. Il prossimo sarà invece disegnato tutto da Matt.

martedì 19 febbraio 2008

La straordinaria invenzione di Hugo Cabret

Questo bel libro di quasi 550 pagine può essere letto in un paio d'ore, o anche meno. Al testo scritto unisce infatti lunghe sequenze di pagine illustrate, da sfogliare velocemente come se fossero i fotogrammi di un film. E proprio al cinema, in particolare a quello delle origini, si ispira la storia, che vede un ragazzino orfano nella Parigi del 1931 vivere clandestinamente in una stazione ferroviaria, occuparsi della ricarica degli orologi, ricostruire un misterioso uomo meccanico (un automa che ricorda i celebri 'scacchisti' settecenteschi) e scoprire il mistero di Georges Méliès, uno dei padri della settima arte, inventore del cinema fantastico e autore del Viaggio nella Luna. Il testo e illustrazioni (a matita o pastello, ma non mancano alcuni fotogrammi di film o i disegni preparatori delle pellicole di Méliès) si susseguono senza soluzione di continuità, e il risultato è una narrazione originale e avventurosa, una nuova forma di arte sequenziale piuttosto lontana, nonostante quello che viene detto in quarta di copertina, dalla tradizione delle graphic novel. Per bambini? Forse, ma non solo.

sabato 16 febbraio 2008

CJ7

Ecco il trailer di uno dei film più attesi di quest'anno!

lunedì 28 gennaio 2008

Tutto Barks

Oggi è stato distribuito gratuitamente con il Corriere della Sera il primo volume di una collana di brossurati (di 200 pagine l'uno) dal titolo "La grande dinastia dei paperi", sottotitolo "Le più belle storie Disney di tutti i tempi". Ma si tratta di ben più di una semplice raccolta di storie generiche come suggerisce il titolo: è la ristampa, integrale e cronologica, di tutte le opere di Carl Barks, il più grande fumettista di tutti i tempi. La martellante pubblicità (dell'agenzia Armando Testa) su stampa e tv negli ultimi giorni, naturalmente, non faceva cenno di tutto ciò: per pubblicizzare l'iniziativa utilizzava addirittura immagini non di Barks, ma di un simil-Taliaferro. È come se una collana integrale (e inedita) dei racconti di Cechov fosse stata annunciata con il titolo "Le migliori storie della letteratura russa" e con un'immagine di Dostoevsky!

Il timore di allontanare gli eventuali curiosi, oltre che con un titolo della collana che non menziona Barks né in copertina (eccettuata una firmetta) né sulla costa, si sconta anche con la scelta di cominciare la pubblicazione con le storie degli anni cinquanta (quelle degli anni quaranta, che verranno recuperate a fine opera, avrebbero forse allontanato i lettori?). L'anno 1950 è comunque segnato sulla costa, il che consentirà di rimettere i volumi in ordine cronologico una volta completata la collana. Per fortuna, copertina a parte, l'interno del volume è ottimo, grazie anche ai testi introduttivi di Luca Boschi e Alberto Becattini. Traduzioni e lettering (di Diego Ceresa) dovrebbero essere quelli di Zio Paperone. Non sono troppo convinto della stampa, invece: mi sembra che i neri siano un po' impastati. In ogni caso si tratta di una collana da non perdere, anche per chi come me queste storie le ha già lette tutte! I volumi successivi costeranno 7,90 euro più il quotidiano: un prezzo in fondo non così basso, vista la tiratura certamente più alta rispetto per esempio a un Maestri Disney. Ma la bellezza delle storie, naturalmente, lo vale tutto.

domenica 27 gennaio 2008

Mythèon, episodio 5

Dal quinto capitolo di Mythèon il contributo degli altri disegnatori aumenta preponderatamente. Matt ha disegnato la prima e la sesta tavola (creando graficamente il robottone, che mi sono ritrovato sulla pagina senza averlo preventivato), Max l'intera sequenza delle tavole 7-12, facendo un lavoro così buono da guadagnarsi l'incarico di realizzare interamente il successivo sesto episodio. Questo capitolo è comunque fondamentale, sia perché introduce appunto i robottoni che ci terranno compagnia fino al termine della vicenda, sia perché porta finalmente allo scoperto uno dei "cattivi", anche se le sue reali intenzioni rimarranno un mistero ancora per molte pagine. Personalmente si tratta del mio episodio preferito insieme al settimo. Spero che piaccia anche a voi!

giovedì 24 gennaio 2008

L'ultimo teorema di Fermat

Questo interessantissimo libro di Simon Singh, autore anche di un documentario della BBC sull'argomento, racconta la storia del teorema matematico più famoso di tutti i tempi, il primo la cui dimostrazione ha attirato l'attenzione dei media e riempito le prime pagine dei giornali di tutto il mondo. Il testo, avvincente come un romanzo, copre oltre due millenni di storia, visto che comincia da Pitagora e finisce con Andrew Wiles, l'uomo che finalmente, trecentocinquanta anni dopo Fermat, ha risolto l'enigma quando ormai molti cominciavano a dubitare che fosse possibile.

Nel 1637 l'avvocato e matematico francese Pierre de Fermat stava leggendo una copia dell'Arithmetica di Diofanto, uno dei più celebri testi greci sull'algebra e la teoria dei numeri. Sulla pagina che spiegava come esistessero infinite terne pitagoriche, ossia terne di numeri interi a, b e c (come 3, 4 e 5, oppure 5, 12 e 13) che soddisfano l'equazione di Pitagora

a2+b2 = c2,

Fermat scrisse di proprio pugno una nota a margine che diceva, più o meno, che non esiste invece nessuna soluzione se si sostituisce l'esponente con un qualsiasi altro numero maggiore di due. Vale a dire, che non esistono tre numeri interi a, b e c che soddisfano l'equazione

an+bn = cn con n>2.

Aggiunse poi una frase che avrebbe tormentato generazioni di matematici per gli anni a venire: "Dispongo di una meravigliosa dimostrazione di ciò, ma questo margine è troppo stretto per contenerla" (in latino: "Cuius rei demonstrationem mirabilem sane detexi. Hanc marginis exiguitas non caperet").

Fermat non aveva molti contatti con altri matematici suoi contemporanei, a parte qualche scambio di lettere con Mersenne e Pascal, e non pubblicava mai i suoi risultati. Spesso enunciava teoremi senza fornirne la dimostrazione, anche se in seguito quasi tutte le sue affermazioni si sono rivelate esatte. L'unica che dopo la sua morte rimaneva ancora da dimostrare era proprio quella che è passata alla storia con il nome di "Ultimo Teorema di Fermat" (anche se, a rigor di termini, non era un teorema ma una semplice congettura).

La sfida al teorema impegnò le menti dei più grandi matematici del settecento, dell'ottocento e del novecento. Dopo tutto, l'enunciato è così semplice da essere capito anche da un bambino, e non sembrava possibile che la dimostrazione fosse invece tanto complicata (soprattutto dopo che Fermat aveva affermato che era "meravigliosa"). Nel 1908 un ricco industriale tedesco offrì addirittura un premio di centomila marchi (che corrispondevano a oltre un milione di euro di oggi) a chi avrebbe trovato una dimostrazione oppure fornito un controesempio (provando cioè che Fermat si sbagliava, e che esistono tre numeri interi che soddisfano l'equazione). I tentativi di dimostrazione furono così numerosi (e naturalmente tutti errati) che il direttore del dipartimento di matematica dell'università di Gottinga, al quale spettava il loro controllo, aveva fatto prestampare dei biglietti che recitavano "Gentile signore, grazie per il suo manoscritto sulla dimostrazione dell'Ultimo Teorema di Fermat. Il primo errore si trova alla pagina ____, riga ____. Questo invalida la dimostrazione".

Il libro di Singh ripercorre i tre secoli di tentativi e in particolare racconta la vicenda di Andrew Wiles, il matematico americano che nel 1995 arrivò finalmente a dimostrare quello che è stato probabilmente il teorema più studiato nella storia della matematica. Anche la storia della dimostrazione di Wiles è interessante: una prima versione, annunciata nel 1993 fra l'entusiasmo della comunità scientifica, si dimostrò parzialmente errata, e Wiles dovette lavorare un altro anno per "tappare il buco". Naturalmente riscosse il famoso premio di Gottinga, che però nel frattempo si era svalutato a "soli" quarantamila euro.

La dimostrazione di Wiles (qui in PDF) è lunga oltre un centinaio di pagine e utilizza strumenti matematici complicatissimi che sono stati elaborati soltanto nel ventesimo secolo (come la congettura di Taniyama-Shimura sulle curve ellittiche). Sicuramente non si tratta, dunque, della dimostrazione "meravigliosa" che aveva in mente Fermat. Alcuni ritengono che il matematico francese, per una volta, si fosse sbagliato, e che anche la sua dimostrazione fosse difettosa. Non avendola annunciata in pubblico ma menzionata solo in un'annotazione privata, non sentì mai il bisogno di pubblicare una smentita.

sabato 5 gennaio 2008

Mythèon, episodio 4

C'è poco da dire su questo quarto capitolo (online come gli altri su mazzate.com), che è abbastanza interlocutorio. Dalla fine del precedente episodio è passato qualche tempo, ma la vera trama deve ancora decollare. Rileggendo Mythèon, ho notato come i capitoli dispari siano i più interessanti, quelli che portano avanti la vicenda, mentre i capitoli pari sembrano quasi "di passaggio". L'ultima vignetta dell'ultima pagina è disegnata da Matt.

martedì 1 gennaio 2008

Il 2007 al cinema

Qual è stato il film film più bello che ho visto al cinema nell'anno appena concluso? Senza ombra di dubbio, il cartoon Pixar "Ratatouille", che si aggiudica per il momento il mio Oscar di Xian (il premio, altamente volatile perché continuamente soggetto a possibili variazioni future, che attribuisco al miglior film di ogni annata). L'anno precedente, per esempio, questo riconoscimento era andato a "The prestige" di Christopher Nolan. Altre pellicole memorabili di questo 2007 (non proprio entusiasmante, a dire il vero) sono state, a mio personale giudizio, "Ai confini del paradiso" di Fatih Akin (il regista de "La sposa turca");"Nightwatching" di Peter Greenaway, uno dei suoi migliori film recenti; il thriller poliziesco "Zodiac" dell'altalenante David Fincher; il solido "La promessa dell'assassino" di David Cronenberg; l'intenso "Paranoid Park" di Gus Van Sant; "Angel", il feuilletton di François Ozon; il bel cartoon politico "Persepolis" di Marjane Satrapi; i fantasy "Stardust" di Matthew Vaughn e "Un ponte per Terabithia" di Gabor Csupo; i vincitori di festival "Lussuria" di Ang Lee e "4 mesi, 3 settimane e 2 giorni" del rumeno Cristian Mungiu; e le sorprese "Vidange perdue" del belga Geoffrey Enthoven e "Caramel" della libanese Nadine Labaki. Per il film più brutto dell'anno, invece, non c'è assolutamente partita: è l'inguardabile, pretenzioso, inutile e post-moderno "Io non sono qui" di Todd Haynes. La delusione maggiore è stata infine quella di "Grindhouse – A prova di morte", finora il peggior film di Tarantino.

mercoledì 19 dicembre 2007

Mythèon, episodio 3

Il terzo capitolo di Mythèon completa il miniciclo introduttivo della saga, gettando le basi per la trama principale che comincerà nel quarto episodio e decollerà definitivamente nel quinto. Da notare, nella prima e nella quarta tavola, altri accenni di retini, che poi abbandonerò definitivamente a favore del tratteggio. Dietro la vignettona di pag. 8 (così come in alcune vignette delle pagine precedenti e nell'utilizzo di ardite inquadrature in prospettiva) si intravedono le mani di Max e di Matt. Grazie a tutto questo, i disegni acquisiscono più tridimensionalità e anche i personaggi cominciano a essere graficamente più caratterizzati.

martedì 11 dicembre 2007

Lost in translation

Il nuovo (non riuscitissimo) film di Denys Arcand, da pochi giorni nelle sale italiane, si intitola "L'età barbarica". In Italia, s'intende. Questo è infatti il titolo sciaguratamente scelto dai distributori nostrani per assicurarsi che allo spettatore distratto non sfugga che si tratta di una pellicola dello stesso regista del popolare "Le invasioni barbariche", di cui non è però un sequel in senso stretto. Il titolo originale, "L'âge des ténèbres", faceva invece correttamente riferimento al primo medioevo, ossia al periodo storico attraverso il quale il film analizza il presente (approccio tipico di Arcand, inaugurato ne "Il declino dell'impero americano" e proseguito appunto ne "Le invasioni barbariche"). Inizialmente il film era stato annunciato come "L'età dell'ignoranza", titolo che faceva pensare più che altro a una fase adolescenziale (chiamarlo "L'età delle tenebre", o al limite "I secoli bui", era così difficile?) ma almeno evitava la ripetizione di una parola già usata nel nome del film precedente, una cosa che mi dà parecchio fastidio.

Un pasticcio simile, anche se involontario, i distributori l'avevano già combinato con la serie dei "Pirati dei Caraibi". Dopo aver 'tradotto' (si fa per dire) il primo titolo ("Pirates of the Caribbean: The Curse of the Black Pearl") in "La maledizione della prima luna", eliminando il titolo-ombrello e alterando il sottotitolo, avevano scelto di chiamare il secondo ("Pirates of the Caribbean: Dead Man's Chest") "Pirati dei Caraibi: la maledizione del forziere fantasma". Come si vede, anche in questo caso oltre alla traduzione 'libera' c'è la scelta di ripetere ossessivamente una parola ("maledizione") che, curiosamente, scompare poi dal titolo del terzo film ("Pirates of the Caribbean: At the World's End", in italiano "Pirati dei Caraibi: Ai confini del mondo"): avevano cambiato idea? A quel punto, perché non insistere con "La maledizione ai confini del mondo"? Non solo incapaci, anche incoerenti.

A volte, a dire il vero, la parola ripetuta c'è anche nei titoli originali. Questo non elimina il problema per i soliti distributori italiani di doversi inventare nuovi titoli dopo aver sciaguratamente alterato quello del primo episodio. Dopo "Una settimana da Dio" ("Bruce Almighty"), ecco dunque "Un'impresa da Dio" ("Evan Almighty"); dopo "Il mistero dei templari" ("National Treasure"), ecco "Il mistero delle pagine perdute" ("National Treasure: Book of Secrets"); e non oso pensare cosa si inventerebbero se dovesse uscire il sequel del bellissimo "Se mi lasci ti cancello" ("Eternal sunshine of the spotless mind").

Cambiare titolo ai film, d'altronde, è un'usanza diffusa e di vecchia data per i distributori italiani. Spesso il cambiamento avviene in più fasi: ricordo ancora di aver visto nei cinema un trailer che annunciava "La lega degli uomini straordinari" ("League of the extraordinary gentlemen"), facendomi commentare con delusione la perdita del termine "gentlemen" che caratterizzava in maniera perfetta l'epoca storica e lo stato sociale dei protagonisti. All'uscita nelle sale, comunque, il titolo era stato ulteriormente appiattito in "La leggenda degli uomini straordinari". Ho detto appiattito? Mai come è capitato in tempi recenti a "Le crociate" ("Kingdom of Heaven") o a "La città proibita" ("Curse of the Golden Flower"). Ma, pensandoci bene, anche a "La tigre e il dragone" ("Crouching tiger, hidden dragon").

Il massimo del ridicolo, forse, lo raggiungono quei film il cui titolo italiano... è in inglese! Mi riferisco per esempio a "The pusher" (titolo originale: "Layer Cake") o "Sex crimes" (titolo originale: "Wild things"). Mah. A questo punto sarebbe quasi meglio lasciare sempre i titoli non tradotti, anche se io preferisco comunque una buona traduzione.

Tutto questo discorso non si limita ovviamente ai titoli recenti: se si va a rivangare nel passato si trovano famigerate nefandezze come quelle dei film di Truffaut ("La sirène du Mississipi" reintitolato "La mia droga si chiama Julie"; "Domicile conjugal" reintitolato, incredibile ma vero, "Non drammatizziamo... è solo questione di corna!"; o, all'opposto, "Les quatre cents coups" tradotto letteralmente "I quattrocento colpi", che in italiano non ha nessun significato mentre in francese significa "fare il diavolo a quattro"). Altri celebri casi di traduzioni più o meno sciagurate riguardano "Frank Costello faccia d'angelo" ("Le samouraï" di Melville, il cui protagonista si chiama Jeff, non Frank!) e "M, il mostro di Düsseldorf" ("M" di Fritz Lang, che in realtà si svolge a Berlino!) Anche se forse, ripensandoci, chiamare un film "Il mostro di Berlino" negli anni trenta non sarà stato particolarmente indicato...

Naturalmente non mancano rarissimi casi (e sempre più rari, ormai) di film il cui titolo italiano, completamente modificato, risulta più bello, memorabile o azzeccato dell'originale: i casi più celebri vanno da "Quarto potere" a "L'attimo fuggente".

giovedì 22 novembre 2007

Mythèon, episodio 2

È online su www.mazzate.com il secondo episodio di Mythèon, la saga a fumetti da me realizzata circa vent'anni fa. Si tratta probabilmente del più debole fra i dieci capitoli che compongono la storia, visto che fa avanzare la vicenda di ben poco (stavo ancora mettendo a punto tutti i dettagli della trama), in attesa del terzo episodio con il quale si chiude il "miniciclo" introduttivo. Seguiranno poi quattro capitoli centrali più ricchi di azione e tre capitoli conclusivi con la soluzione di tutti i misteri. Da notare un maldestro tentativo di uso di retino a pagina 5 e, soprattutto, la presenza di un'altra mano nelle due vignette conclusive di pagina 8: si tratta di Matt, che illustrerà poi interamente il settimo capitolo e metà dell'ottavo.