martedì 11 novembre 2008

La grandezza di Barks

Dopo aver proposto nei primi 32 volumi le storie scritte e disegnate da Carl Barks nel periodo 1950-1967, la collana "La grande dinastia dei paperi" abbinata al Corriere della Sera ha recuperato nei volumi successivi tutte le storie del periodo precedente, quello degli esordi del maestro dell'Oregon, che va dal 1942 al 1949. È evidente che chiunque voglia scoprire e godersi l'opera omnia di Zio Carl debba iniziare la lettura proprio da questi volumi. Le storie che contengono, infatti, non sono affatto brutte: anzi, sono bellissime sin da subito. Se sono state posticipate è solo perché sono considerate "vecchie": il microcosmo che presentano è infatti distante anni luce da quello, più avventuroso, a cui sono avvezzi ormai da sessant'anni i lettori Disney, e mostrano un personaggio principale, Paperino, che è ancora essenzialmente una macchietta comica e nulla più. Donald Duck, nato in un cortometraggio one shot ma riciclato subito nei fumetti, era infatti praticamente uno dei tanti comprimari delle storie di Topolino, anche se la sua personalità fuori dalle righe ne aveva subito lasciato intravedere le grandi potenzialità e aveva suggerito agli studios di renderlo protagonista di storie "in solitario": ma anche quest'ultime erano poco più che una serie di gag, sul tipico stile del cortometraggio animato. Il suo mondo era ristretto, i personaggi che gli orbitavano attorno erano pochissimi e stereotipati (Qui, Quo e Qua non erano altro che sue copie in miniatura, modellate – come Tip e Tap di Topolino – sui nipotini di Happy Hooligan; e Paperina era la sua versione femminile, priva di personalità: inoltre, essendo ancora assente Gastone – introdotto proprio da Barks – il suo ruolo non era sfruttato compiutamente), il largo respiro ancora assente (nonostante già alcuni autori – Gottfredson e Pedrocchi in primis – avessero intuito le potenzialità non solo comiche del personaggio).

Quando Barks comincia a lavorare su Donald Duck, dunque, ha a disposizione un character che fa poco più che litigare con Cip e Ciop nel suo giardino e sbraitare a pugni chiusi e con il volto paonazzo di fronte a ogni marachella dei suoi discoli nipotini. Eppure zio Carl riesce lo stesso a dare vita a una serie di brevi racconti (le storie di dieci pagine pubblicate sull'albo Walt Disney's Comics and Stories) divertenti e dinamici come gli short animati. Quel mondo, però, gli sta stretto. E gradualmente lo allarga, introducendo via via tutta una serie di nuovi comprimari e trasformando il cosmo dei paperi da un sottogruppo di quello di Topolino (all'inizio è evidente che Paperino e Topolino vivono nella stessa città) a un mondo con una propria identità geografica e culturale. L'introduzione di Gastone, zio Paperone, Archimede, i Bassotti, Amelia, Cuordipietra Famedoro, Rockerduck, eccetera, rende il setting non più adatto soltanto a siparietti comici, ma ad avventure epiche e fantastiche di tutti i tipi e di largo respiro, a passioni dirompenti (invidia, gelosia, avarizia, amore) e non più macchiettistiche, a personaggi che cessano di essere animali buffi e diventano esseri umani in tutto e per tutto (poco importa che abbiano becco e piume!). In questo sta la grandezza di Barks: non solo nell'aver realizzato storie meravigliose e indimenticabili (il che già basterebbe per giustificare la sua fama), ma di averlo fatto partendo da un materiale che era paragonabile a Tom & Jerry.

In maniera simile al passaggio dal Thimble Theater di Segar a Popeye, la trasformazione da microcosmo comico-infantile in macrocosmo avventuroso-adulto non è però immediata o dovuta semplicemente all'introduzione di un personaggio. Essa avviene per gradi. Come Thimble Theater non diventa avventuroso solo quando Braccio di Ferro fa la sua apparizione (la saga della gallina fischione era già avviata, ed era indubbiamente avventurosa), allo stesso modo il mondo dei paperi Disney non lo diventa solo con l'arrivo di Zio Paperone. Questi personaggi nascono come interpreti ideali di una tendenza che, da parte dell'autore, era già in atto da tempo. Nelle storie lunghe, quelle originariamente pubblicate sull'albo Four color, Barks aveva già reso protagonista Paperino e i nipotini di vicende complesse ed epiche, a volte addirittura dai toni horror, nei quali i personaggi avevano mostrato personalità del tutto assenti nelle gag di Taliaferro e persino nei brevi ruoli che Gottfredson aveva lasciato al papero all'interno di storie, per il resto, "serie". Zio Carl aveva già donato umanità e realismo ai suoi personaggi, li aveva già resi tridimensionali e aveva fatto capire che avrebbero potuto essere protagonisti di ogni sorta di narrazione (come avrebbero dimostrato in seguito anche i bravi autori italiani: si pensi alle "Grandi Parodie"). Mancava soltanto l'ultimo tassello, l'allargamento del mondo nel quale vivevano. Mancava Zio Paperone, forse il più grande personaggio dei fumetti di sempre, ideato dal più grande autore di fumetti di sempre.

2 commenti:

ernesto ha detto...

Accidenti. A un certo punto non ero più sicuro se stavo leggendo un pezzo tuo o un copia/incolla da qualche articolo di Becattini! Complimenti per il mini-saggio.

E a proposito di Becattini, l'avevi mai visto questo?
Risale a quasi 20 anni fa.
http://it.youtube.com/watch?v=6RhYX1eMqRA
http://it.youtube.com/watch?v=fw3tIXksXQ0&NR

Christian ha detto...

No, non l'avevo mai visto, divertente. Certo che lui è proprio un toscanaccio! E una volta sì che i quiz televisivi erano una cosa seria, bisognava davvero avere una cultura. E si parlava persino di Gottfredson su Raiuno... ^^